Gioie e dolori. Questo è il Napoli. Chi non è pronto a soffrire, mangiarsi le mani, star male, avere ansia e tachicardia, beh…scenda pure dal carro. Prendere o lasciare, il pacchetto è completo, non esistono sconti. Ed io ho scelto. Ho deciso tanti anni fa da che parte stare. Io sto dalla parte di chi mi emoziona, io sto con il Napoli. Non sono mai salita sul carro dei vincitori, di conseguenza non scendo adesso. Ero al S.Paolo il 10 maggio del 1987, uno dei giorni più belli della mia vita, ero sempre li il 20 settembre 1998 giorno in cui perdevo mio padre, ero presente in serie c e serie b e sono ancora qui oggi. Oggi che tutti sembrano aver dimenticato una cosa banale ma che ci contraddistingue da sempre: il Napoli si ama.
E tutto quello che appartiene all’amore e alla sfera emozionale non si mette in discussione, è così e basta. Non si ama a giorni alterni, non si smette di amare da un giorno all’altro, non si ama solo se “gira bene”. Esaltarsi immediatamente e allo stesso tempo deprimersi. Ho sempre osteggiato questa caratteristica di noi napoletani. Siamo un popolo particolare, che amo senza mezze misure, ma quest’aspetto del nostro essere ci fa sbagliare. Noi rischiamo di mandare all’aria molte cose perché non sappiamo tenere a bada la nostra emotività. E’ il caso del calcio, del Napoli in particolare. Fino a qualche settimana fa tutti pronti a giurare che questa squadra poteva dar del filo da torcere a tutti e adesso tutti pronti a vederne solo i limiti. Per favore, cerchiamo di esser seri. Non si diventa “brocchi” improvvisamente, questi ragazzi sono gli stessi di qualche settimana fa e, permettetemi di dire, si impegnano sempre allo stesso modo. La crisi, se di crisi vogliamo parlare, è nei risultati. Le vittorie curano tutti i mali e risolvono i problemi così come i gol sanano le ansie e le ferite degli attaccanti. E purtroppo senza questi ultimi le partite non si vincono. Il Napoli ha difficoltà realizzative, questo è un dato di fatto, ma per favore non crocifiggiamo l’attacco partenopeo. Seguo il calcio da talmente tanti anni che non posso non sapere che, se una squadra ha dei problemi in una parte del campo, devono essere tirati in ballo anche gli altri reparti. Ho sentito massacrare Fabio Quagliarella come se la colpa dell’involuzione azzurra fosse tutta sua. Quando assisto alla partita io non riesco a star ferma, mi agito, sono tesa e nervosa, un po’ come tutti quelli che, come me, il Napoli lo sentono dentro…Adesso immagino come debba sentirsi il ragazzo stabiese. Uno che ha sempre fatto la differenza e voleva essere il protagonista assoluto della rinascita azzurra e invece si ritrova sul banco degli imputati. Quella maglia, la tua, quella che hai sempre amato e per una vita hai sognato di indossare comincia a diventare pesante, non giochi più con la mente sgombra, la tua sembra una lotta contro il tempo. Sulla tua strada, oltre ad una condizione fisica non eccellente, pali e traverse, rigori negati e prodezze dei portieri…L’ansia da prestazione comincia ad invaderti, la foga ti prende, ti annebbia e non sei più lucido, cominci a girare a vuoto ed il gol non arriva…Signori miei non scherziamo. A parte il valore del singolo che non si discute, io aggiungo: magari fosse Quagliarella il problema! Sarebbe presto risolto. Denis titolare che gioca da prima punta e fa l’ariete in area di rigore. Ma, non vorrei sbagliare, non mi pare che durante il mese di febbraio, quando il Napoli ha giocato in questo modo, i risultati siano stati diversi, purtroppo…Stesso dicasi per Lavezzi. Per nostra e sua sfortuna quell’infortunio è più difficile da smaltire di quanto pensassimo. Ritrovare la condizione si presenta come un’impresa ardua ed ieri l’abbiamo visto tutti. Il Pocho che non salta mai l’uomo, non è lui, e puoi metterci anche il massimo impegno ma quando la condizione fisica non ti sostiene i problemi si acuiscono. E allora, direte voi, dov’è il problema del Napoli? E’ nella non possibilità di molti calciatori di non poter riprendere giustamente fiato. Hamsik va a fasi alterne, Aronica è scoppiato, Maggio è stanco, Campagnaro non ha dimenticato Baptista, Dossena è ancora un mistero…Dopo la rincorsa esaltante durata da ottobre a gennaio alcuni ragazzi avrebbero bisogno del turn-over ma purtroppo il Napoli non può permetterselo. A questo aggiungiamo una serie di episodi non proprio favorevoli…Certo il Napoli di Bologna non è il vero Napoli, ma cosa ha fatto di tanto esaltante la dotta Bologna per meritare i tre punti? Dopo dodici minuti era in vantaggio di due reti e non sapeva neanche come! Purtroppo l’impegno, il possesso palla, la mole di gioco, i corner non hanno mai fatto vincere nessuno…Figuriamoci noi in questo momento storico! Gol…questo sconosciuto…Solo tu puoi darci la possibilità di continuare a vivere la nostra favola.