Bianchi nasce nel 1943 a Brescia, grossi polpacci, grinta, lealtà e buon tiratore; era paragonato a Stiles, forte centrocampista inglese che nel 1966 vinse i mondiali, ma lui era anche bravo nel passare il pallone. Arrivò a Napoli nel 1966 a 23 anni dopo aver militato nella squadra natale dove si era messo in luce da subito; il suo ambientamento al sud non fu facile, anche per il suo carattere schivo che non si adattava al carattere esuberante dei tifosi napoletani. Per giunta nel secondo anno fu vittima di un grosso infortunio ma si sciolse poco a poco diventando uno dei punti cardini di una squadra che sfiorò lo scudetto che avrebbe meritato di vincere; amante della caccia alle allodole si era portato da Brescia una civetta che teneva in bagno e un giorno ebbe bisogno di un idraulico che alla vista del volatile scappò terrorizzato perché diceva, portasse sfortuna. Disputò a Napoli 5 campionati, dal 1966 al 1971, 109 presenze e ben 14 gol, spesso decisivi; un ricordo indelebile fu il gol realizzato al Brescia, nel pareggio 1 a 1 che lo vide tornare a centrocampo con la testa china, quasi a scusarsi di aver segnato alla squadra della sua città. Altra partita memorabile disputata da Bianchi in azzurro è quella del 4 ottobre 1970, seconda giornata di campionato, con il Napoli che va a Genova per affrontare la Sampdoria. Marassi è pieno, i napoletani sono tanti, troppi, l’amore per la squadra è immenso, come sempre. La Samp parte subito forte ma a difendere la porta del Napoli c’è un certo Dino Zoff che inizia a volare da palo a palo, costringendo Luisito Suarez e compagni a fare gli straordinari. Il Napoli gioca di rimessa, Juliano e Sormani cercano la profondità del velocissimo Ghio e del funambolico Altafini ben supportato da Kurt Hamrin. Il primo tempo termina 0 a 0 e la ripresa vede Improta al posto di Hamrin mentre Rossinelli sostituisce Negrisolo nella Samp. Il muro del Napoli regge anche perché davanti alla difesa c’è un certo Ottavio Bianchi, bresciano dal carattere introverso ma dai polmoni d’acciaio e da una discreta capacità tecnica soprattutto nel pressare il regista avversario che in questo caso si chiama Suarez! La partita sembra incanalarsi nel risultato di pareggio, forse giusto per quello che si è visto in campo, ma verso il 20° del secondo tempo Improta si libera del suo marcatore e serve proprio Bianchi che da 20 metri tira un missile che si insacca alle spalle dell’incolpevole Battana. Vinciamo 1 a 0 grazie anche alla determinazione di questo medianaccio sempre pronto a coprire le spalle dei suoi compagni. In seguito diventerà un ottimo allenatore e il destino lo riportò a Napoli dove vincerà il suo primo ed ultimo scudetto, la coppa Italia e la coppa Uefa, restando nei cuori dei tifosi napoletani.
L’astinenza sta per terminare, tutti questi mesi senza il “ritmo tifosi” stanno per essere ampiamente ripagati con le prossime tre settimane. Un settembre impressionante. Il doppio impegno è questo, e caratterizza l’inizio di stagione; un doppio impegno che sarà addirittura triplo quando comincerà anche la Coppa Italia. Il Napoli davvero non avrà in questo periodo neanche il tempo di rifiatare. Sei partite in diciotto giorni, roba da “grandi rose”. Si inizia con la sfida in notturna di domenica al San Paolo, contro il Bari, per cercare la prima vittoria in A dopo il pari all’esordio con la Fiorentina; il 16 l’Utrecht per il debutto europeo nella fase a gironi; poi la trasferta contro la Sampdoria di Cassano e Pazzini, sempre in notturna; e, il 22, appuntamento a Fuorigrotta per l’ infrasettimanale con il Chievo. Tutte sfide in notturna sperando che la vena serale degli azzurri sia quella di qualche tempo fa! Con il Cesena, invece, la novità assoluta dello giocare alle 12.30, con tutte le stranezze annesse…E’ il calcio che cede alle televisioni…Il mercato asiatico deve essere conquistato, e quest’orario è il più adatto per catturare l’attenzione della fetta di appassionati dagli occhi a mandorla.
A fine mese, precisamente il 30, ci aspetta Bucarest per la sfida contro la Steaua, squadra che per tradizione è abituata ai palcoscenici internazionali. In vista di questo tour de force mi hanno fatto enormemente piacere le parole di Mazzarri sugli uomini messi a sua disposizione. Il tecnico ha detto esplicitamente che questo è il Napoli che ha voluto lui, una squadra di lottatori (sono parole sue), e indubbiamente questi ragazzi dovranno dimostrare di esserlo, perché, il settembre che li aspetta, è veramente di ferro. Sono contenta perché così non ci saranno più alibi, e a maggio ognuno potrà prendersi le proprie responsabilità, i propri oneri ed i propri onori, senza andare alla ricerca di scuse patetiche. Adesso non ci saranno più né Marino né Donadoni da incolpare, questa è la squadra disegnata per e con mister Mazzarri; sono arrivati Cavani e Lucarelli, da lui fortemente voluti e si spera non ci sarà nessun handicap in partenza da recuperare. Noi non chiediamo altro che goderci la nostra squadra, il nostro Napoli, di seguirlo passo passo in campionato e nell’avventura europea, di toglierci delle soddisfazioni e di migliorare il piazzamento della passata stagione. Non capisco perché di obiettivi concreti nessuno vuole parlarne…E’ovvio che il solo arrivare settimi in campionato significherebbe aver fallito. I risultati conquistati vanno sempre migliorati, altrimenti quale sarebbe il senso del lavoro e del passare degli anni? Se poi si riuscissero a smussare anche gli angoli di certi rapporti sarebbe come aver aggiunto la ciliegina sulla torta. Perché rischiare di perdere Santacroce a gennaio? Se il ragazzo rientra nei progetti della società, perché non provare a venirsi incontro? Se le potenzialità sono veramente quelle che a tutti noi sembra di aver visto, un piccolo adeguamento economico non mi sembra una richiesta così assurda…Altrimenti meglio vendere e cercare di guadagnarci il più possibile, ma ciò non è stato fatto, quindi…Stesso dicasi per Paolo Cannavaro. Le questioni irrisolte non fanno bene a nessuno, figuriamoci nello spogliatoio di una squadra di calcio dove gli equilibri sono incredibilmente labili e delicati! Per fortuna adesso la parola passerà direttamente al campo, finalmente ci sarà tanto di quel calcio giocato da farci archiviare le polemiche, le esagerazioni ed il cattivo gusto del calcio parlato. Probabilmente i calciatori torneranno a dare i calci al pallone, i procuratori per un po’ abbandoneranno il sentiero di guerra, chissà, forse i presidenti eviteranno di esternare pareri non proprio eleganti sui propri tesserati e sugli avversari, e soprattutto, quelli che dovrebbero limitarsi a dare informazioni, non andranno alla ricerca dello scoop per forza innescando continue micce e sovreccitando animi già di per se esasperati…
Un settembre tutto da vivere aspettando la poesia e la passione di una sera di fine ottobre: in un’ unica parola aspettando Diego. Il 30 infatti il pibe vorrebbe festeggiare a Napoli i suoi meravigliosi 50 anni. Una di quelle sere che questa città non scorderebbe più. Insieme per un amore inossidabile che dura da oltre 25 anni, neanche i matrimoni più riusciti aspirano a tanto. I 50 anni di un mito in una città da leggenda, questo sarebbe il compleanno di Diego al San Paolo…Una possibilità concreta, un evento realizzabile, se solo il fisco italiano facesse finta di non vedere. Non dovrebbe risultargli difficile, è molto ben allenato a chiudere gli occhi…Il portavoce di Equitalia ha detto di aspettare al varco il fuoriclasse argentino perché lui, dovendo dei soldi al fisco italiano, in realtà deve dei soldi ad ognuno di noi. Beh, per quanto mi riguarda, i miei Diego se li può tranquillamente tenere, io la mia quota non la voglio… Le emozioni e la poesia non hanno prezzo, e Diego è questo: poesia. Vorrei solo che i napoletani potessero festeggiare con lui, li, in quello che fu il suo tempio, vederlo emozionarsi ancora. Certo sarebbe tutto più semplice se Equitalia si intendesse di poesia…
Leggendo il titolo qualcuno potrà pensare all’ennesimo pezzo riguardante la vicenda Quagliarella. Non è così, ritengo se ne sia parlato e se ne parli fin troppo, anche esagerando in certi frangenti…Non mi piace quando si mette in ballo il privato delle persone ed in questa circostanza è stato fatto anche questo. E’ successo di tutto: chi ha parlato, chi non lo ha fatto, chi se lo poteva risparmiare, chi ne ha approfittato, chi ha vinto giocandosi l’ambo, chi si è ritrovato decine di zaini e cartelle da rimpiazzare, chi ha utilizzato il web per dire la sua, chi ha dato sfogo alla rabbia e alla delusione, ironicamente, componendo canzoncine…Alcune non proprio all’altezza, altre decisamente ben riuscite, in questi casi come si dice? De gustibus non est disputandum … Comunque, mentre in città, si cerca di far calare il silenzio sulla vicenda, tra la gente ed i tifosi non si è ancora spenta l’eco dell’addio del “core ‘ngrato” Quagliarella (si dice in fondo che odio ed amore siano i risvolti della stessa medaglia), noi abbiamo assistito all’ennesima prova scialba ed incolore della nostra nazionale. Questo 2010 è senza dubbio uno degli anni peggiori per la rappresentativa dell’intero stivale calcistico, e dopo un mondiale decisamente da dimenticare, a cui possiamo dire l’Italia non ha partecipato, la situazione non sembra affatto migliorata. Buono infatti solo il risultato nella partita per le qualificazioni ad Euro 2012 conquistato dagli azzurri in Estonia. Poco gioco, lacune tecniche e niente personalità: questa la sintesi relativa alla prestazione degli uomini di Prandelli. Siamo d’accordo che quest’ultimo, in così poco tempo poteva riaggiustare ben poco, ma ritengo sia proprio l’italico calcio ad avere seri problemi. Tutti in coro a chiedersi di chi è la colpa, tutti ad asserire che la mancanza di attenzione verso i vivai nostrani abbia portato alla non scoperta dei futuri campioni. Certo, dei settori giovanili in Italia, ce ne occupiamo poco e male, basta ricordare che il nostro, il paese dei difensori più forti del mondo, ha una retroguardia che fa acqua da tutte le parti. Abbiamo crocifisso Lippi ed i suoi vecchietti (giustamente), ma all’orizzonte chi c’è? Qualcuno all’altezza dei vari Cannavaro, Zambrotta, Buffon etc?
Quello che spaventa di più, oltre alla mancanza di carattere delle nuove leve, è la loro difficoltà ad applicare quelli che sono i “fondamentali”. Questi ragazzi sanno posizionarsi in area di rigore nel momento di un cross avversario? Sanno chi “deve prendere in consegna chi” sui calci piazzati”? Sanno cosa significa “coprire” il palo del portiere? Guardando ed esaminando gli errori che ultimamente compiono i nostri difensori direi proprio di no. Non le insegnano più queste cose alla scuola calcio? Per non parlare dei portieri…Dopo Buffon il vuoto, anche perché, diciamola tutta, l’unico che in questo momento mi sembra in grado di poter difendere la porta nazionale è De Sanctis, ma il Ct pare proprio che non lo veda!
Ma c’è dell’altro secondo me…Un qualcosa di più grande e di più difficile da comprendere: nel bel-paese non nascono più dei veri talenti. L’ultimo che io ricordi si chiama Antonio Cassano, dopo di lui nient’altro. Ed è stato proprio il talento di Bari vecchia a farci salvare la faccia a Tallin, non che fino a quel momento avesse fatto sfaceli, anzi, ma il talento è talento proprio per questo: riesce a farti risolvere le partite anche quando le cose si mettono male, anche quando non sei proprio in giornata. In Italia voi vedete calciatori con questa dote? Riuscite a riscontrare nei nostri giovani campioncini qualcuno provvisto di ciò? A malincuore dico che il nostro calcio, in questo momento storico, è estremamente povero di fantasia e di classe. Ragazzi, noi non abbiamo più gente che al pallone gli dà del tu. Piaccia o no la nostra vecchia guardia, all’età dei nostri attuali rappresentanti, aveva già peso e qualità sicuramente di livello maggiore. Sirigu e Marchetti sono giovani? Buffon era in fasce quando ha esordito…Cannavaro aveva 23 anni ed una tecnica ed una personalità già da veterano. Chissà, forse quelli con la classe sono destinati a giocare in strada perché nessuno si accorge di loro, perché non hanno la possibilità di mettersi in mostra, fatto sta che è dura da digerire l’ipotesi che ci sia una vera e propria mancanza di talento! Se c’è una cosa che gli italiani hanno sempre saputo fare è giocare al calcio, e proprio nell’era in cui tutti vogliono fare i Maradona ed i Totti difettano della materia prima per farlo! Insomma, prevedo che per riportare il nostro calcio agli antichi splendori, ci sia veramente molto da lavorare, se poi Prandelli si rivelerà un mago, ne sarò ben lieta. A proposito mister, non per contraddire le sue scelte, ma è veramente sicuro che nel gruppo che si sta accingendo a formare, non ci sia proprio spazio per un portiere come De Sanctis e per un giocatore come Maggio? Ci ripensi, ha visto mai…
A proposito, complimenti a Luca Cigarini…Vanno via da Napoli ed arrivano in nazionale, c’è qualcosa che non mi torna, o quantomeno mi lascia perplessa…Bah, misteri del calcio targato Partenope…
TNC raddoppia! Infatti, da quest'anno, sarà possibile scaricare in formato mp3 oltre che la cronaca dei gol azzurri di Raffaele Auriemma (telecronista tifoso di Premium) anche quella di Carlo Alvino (telecronista tifoso di Sky).
Ischitano, cresciuto nel vivaio azzurro e ammaestrato da Luciano Castellini, Giuseppe Taglialatela debuttò nel Napoli a 21 anni, tre partite nella stagione 1990-91, lanciato da Albertino Bigon.
C’era ancora Maradona, poi ceduto in prestito a Palermo e Bari a “fargli le ossa”. Quindi stagione 1993-94, portiere titolare azzurro, a 24 anni, con Marcello Lippi allenatore.
Sei stagioni a Napoli, 178 partite, volava tra i pali e fu chiamato Batman, soprannome già riservato a Dino Zoff. Giocò due stagioni esaltanti, poi, confuso nel declino della squadra, il suo rendimento calò. Dai 27 gol incassati nelle 29 partite del campionato 93’-94’, uno dei portieri meno battuti, scivolò verso passivi pesanti mentre il Napoli scivolava verso la zona bassa della classifica.
Dei 76 gol presi dal napoli l’anno della vergognosa retrocessione del 1997-98, ne incassò 66.
Sei gol glieli fece la Roma, cinque l’Empoli, quattro il Parma, sostituito da Di Fusco due volte in partita e cinque volte escluso dalla formazione senza che cambiasse nulla.
Fu il capro espiatorio di quel rovescio memorabile, giocò l’anno successivo, meno di mezzo campionato di serie B lasciando il posto a Mondini. Finì alla Fiorentina con l’amarezza della conclusione infelice con il Napoli.
Quest’anno, forse più che in altre occasioni, posso dire che finalmente il calcio-mercato è finito. Probabilmente ho già detto in precedenza che è questa è la parte di questo sport che amo di meno; è il momento in cui l’essere umano e i suoi difetti prendono il sopravvento sul gioco, sulla tecnica, sul cuore. E’ il momento del “si salvi chi può”, quello in cui tutti cercano di estorcersi a vicenda quanto più è possibile, è l’attimo in cui dei colori, degli affetti, delle promesse non interessa più niente a nessuno. Proprio come quando una massaia va al mercato a fare la spesa: cerca, scegliendo accuratamente, di comprare quello che le serve, magari risparmiando anche un po’, e spesso l’abilità del venditore, il modo carino e simpatico che ha di proporre la sua merce, le fa comprare qualcosa di cui non ha realmente bisogno ad un prezzo non sempre conveniente. Anche il “calcio-mercato” è così, altrimenti non si spiegherebbero tantissime cose…Io, come tutti quelli che amano questo sport, amo il campo, le sue geometrie, la maestria nel disegnare una tattica, la capacità di “vedere” e cambiare la partita in corsa, l’esplosione ed il boato della folla. Adesso che questo rincorrersi di finti e veri affari, bufale e trattative concrete è finito, possiamo cominciare ad assaporare il riprendere del campionato e le competizioni europee. Si, perché, le notizie di mercato, hanno quasi fatto passare in secondo piano la prima giornata di campionato e qualche gara internazionale. A Napoli principalmente…
La cessione dell’amato-odiato Quagliarella ha tenuto banco e fatto discutere molto più della vittoria in terra svedese e del pareggio in terra di Toscana. Una prima di campionato che qualche sorpresa comunque l’ha riservata: l’Inter e la Roma che non vanno al di la di un pareggio, la Juve che perde…Tutto ciò è quasi passato sotto silenzio aspettando i “colpi” delle ultime ore, notizie che sono arrivate ma che non hanno riguardato la squadra partenopea. Un mercato che non ricordavo così da un po’ di anni a questa parte, che dovrebbe permettere ad una squadra come il Milan di assottigliare il gup con i cugini interisti, ed alla Roma di disputare l’ennesimo buon campionato. E il Napoli? Sinceramente penso che il valore della squadra sia rimasto sostanzialmente immutato, qualcosina di più rispetto allo scorso anno a centrocampo, sperando che Sosa e Yebda siano veramente all’altezza del Napoli, così come affermano un bel po’ di esperti; qualcosa di meno in attacco, perché ritengo manchi ancora l’uomo gol, nonostante apprezzi Cavani e ritenga Lucarelli un buon calciatore; situazione praticamente invariata in difesa, dove spero sia giunto il momento di vedere all’opera Santacroce. Valutazioni che pretendo il Napoli smentisca durante l’arco del campionato e dell’ avventura europea. Per questo stupiscimi Napoli, dimostrami che ho torto su tutta la linea, dimostrami che far partire Cigarini e “riprendersi” Blasi è stato giusto; dimostrami che permettere di far andar via il “mio” amato Masaniello non è stato un errore; dimostrami che de Laurentiis ci vede lungo anche nel calcio e vincerà anche in questo campo. Stupiscimi per favore attraverso il gioco, l’equilibrio, l’armonia. Sorprendimi dimostrandomi che alle parole seguono i fatti, che non c’è bisogno di campioni dall’ingaggio a più zeri per essere protagonisti, che non occorreva reinvestire per forza i soldi ricavati dalla cessione dell’ormai Giuda stabiese; stupiscimi dimostrandomi che fa bene Mazzarri a credere esclusivamente nei suoi fedelissimi; fallo per me Napoli, fallo per noi che dietro a questa maglia ci perdiamo il sonno, fallo in modo che sia più facile sopportare le “uscite infelici” del nostro patron. Lui sta dicendo che il Napoli è più forte dell’anno scorso e che saranno i tifosi juventini a piangere, beh, io mi auguro che sia proprio così, ma non per te presidente, per la mia gente. Quella stessa gente che si esalta e si rattrista nell’arco della stessa giornata, che non ha la possibilità di amare qualcuno perché, a torto o a ragione, ne viene tradita. Al Napoli dei napoletani hai sostituito il Napoli dei sudamericani, ragazzi che culturalmente ci somigliano molto ma che non sono sempre facili da gestire; da quella parte del mondo sono giunti a noi fior di campioni, la maggior-parte li abbiamo amati, uno addirittura idolatrato, perché non ha mai tradito ma non si è mai neanche piegato al sistema. Non c’è molta differenza tra uno scugnizzo verace e passionale, un argentino vissuto nella pampa, un brasiliano cresciuto nelle favelas. Sono tutti irruenti, sanguigni, un po’mascalzoni, furbi talvolta “buffoni”, ma sono veri, genuini. Non permettere che vadano via sbattendo la porta, sai com’è…è una questione d’immagine!
Quando a fine luglio ho smesso di curare la mia rubrica bi-settimanale, causa sospirate vacanze estive, tutto avrei potuto aspettarmi, ma non questo. Scrivere del Napoli è sempre stato un piacere, ma non per commentare certe situazioni. Dopo aver passato gran parte dell’estate a criticare la calma piatta del mercato partenopeo, improvvisamente, a cavallo tra il preliminare di Europa League e l’inizio del campionato è arrivato il tanto sospirato “colpo”. Non in entrata però, bensì in uscita. Un colpo che non ti aspetti, di quelli che fanno male, di quelli che non ti spieghi. La cosa che mi fa più rabbia è che, anche stavolta, noi non sapremo mai la verità. Un trasferimento che sa quasi di fuga, un clamoroso errore. Una decisione che non farà bene a nessuno e che allontanerà, per l’ennesima volta, un figliuol prodigo da questa città. Ne ho già vissute altre di queste partenze, ugualmente dolorose, che hanno minato per sempre il rapporto tra i protagonisti delle vicende ed i napoletani. Sto parlando ovviamente delle cessioni, in anni diversi, di Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro. Entrambe volute dalla società per esigenze di bilancio e per risanare i conti, entrambe conclusesi con le etichette di “mercenari e traditori” appiccicate addosso ai calciatori. Non la pensavo così in quelle circostanze, non la penso così neanche adesso. So benissimo di essere in minoranza ma ci sono abituata…
Nel caso dei due difensori partenopei so per certo che furono costretti ad andar via, all’epoca (che bello!) avevo la possibilità e la fortuna di frequentare assiduamente il Centro Paradiso di Soccavo e di poter conoscere e parlare molto spesso con i calciatori, vivevo insomma le voci e gli umori da dentro, so dell’amore dei due calciatori verso squadra e città, ma nonostante la chiarezza delle situazioni molti napoletani non li hanno perdonati. Figuriamoci quello che aspetta Quagliarella al suo ritorno! Io nonostante la rabbia e la delusione, non credo si tratti di tradimento o mercenariato. Credo invece si tratti di una decisione sofferta dovuta a divergenze diventate insanabili. Fabio aveva seri problemi a Castelvolturno, anche con alcuni compagni di squadra, per non parlare della dirigenza tecnica e societaria. Lui era stato fortemente voluto da Donadoni ma non aveva mai avuto la completa stima di Mazzarri, mentre de Laurentiis, che di calcio veramente non ne capisce niente, acquistandolo era convinto di aver risolto i problemi dell’attacco azzurro, il presidente, lo sappiamo tutti, non distingue un mediano da un terzino sinistro, figuriamoci se conosce la differenza tra prima e seconda punta! Nel momento in cui sono venuti meno i gol che si aspettava, non ha esitato a fare le sue rimostranze a muso duro, in maniera molto esplicita…Fabio, siamo d’accordo, non ha un carattere facile ed ha cominciato a rabbuiarsi e chiudersi sempre di più. Un matrimonio nato sugli equivoci non può essere destinato a durare, ed infatti…Sarà che il suo carattere è un po’ come il mio, ma io lo capisco. Se in un posto non sono gradita, io me ne vado, anche se quel posto, fino a due minuti prima, era casa mia; e non credo neanche che lo abbia fatto per soldi, a conti fatti guadagnerà più o meno quanto a Napoli…Non si scappa dopo aver acquistato una casa a Pompei per mettere su famiglia! Credetemi, non ho la possibilità di passare del tempo a Castelvolturno, ma ho ancora la possibilità di “sentire le voci di dentro”…A Napoli è solo de Laurentiis che decide, e stavolta ha veramente sbagliato, perché non si vende e non si rafforza una diretta concorrente! Questo suo modo di gestire le cose, di parlare a vanvera, di fare battute idiote non gioverà affatto al Napoli. L’Europa League interessa o no al presidente? Mentre dice di si, poi afferma il contrario…Se è vero che la coerenza è un colpo basso all’intelletto, don Aurelio è un uomo coltissimo! Il prossimo saluto sarà a Paolo Cannavaro, e pensare che nella sua mente c’era il Napoli dei napoletani! Invece è proprio con i napoletani che non riesce ad andare d’accordo, possibile che siano tutti interessati solo ai suoi soldi? Possibile che nessun napoletano ami il Napoli? Scusate ma non ci credo! Ormai si compra solo all’estero, perché è più facile e si spera che vada bene, o si ascoltano i consigli di Lavezzi. Il Pocho, perdonato platealmente durante la presentazione pacchiana dello scorso campionato, è ormai nelle grazie del presidente, e all’interno dello spogliatoio il suo club sta facendo diversi adepti…per carità, io amo il Pocho, mi sono affezionata al suo genio e alla sua sregolatezza, ma certe situazioni all’interno di uno spogliatoio mi preoccupano, così come determinate scelte di Mazzarri, l’uomo che non si espone mai. Avrà capito che Hamsik il mediano non lo può fare? Marekiaro è un centrocampista anomalo, o crei un gioco per le sue caratteristiche o niente…Il tecnico toscano avalla la cessione di Masaniello ma vuole fortemente Blasi, (una la gioco e due no), fa entrare Lucarelli a fine partita per farlo subissare di fischi… A proposito, ma gli over-trenta non erano off-limits? Il buon Cristiano ha cambiato la sua data di nascita sui documenti? Tra qualche giorno l’ affabulatore ci ricorderà che siamo l’unica squadra con il bilancio in attivo e che fino a qualche anno fa giocavamo in C e tutto verrà dimenticato. Intanto gli altri comprano Ibrahimovic e Borriello mentre a Napoli neanche Rinaudo vuole fare la panchina…