"Non vedo l'ora di giocare, Napoli mi ha dato motivazioni incredibili". Cristiano Lucarelli è un bignami di entusiasmo, un'antologia di esperienza, un taccuino da viaggio, un libro di aforismi ed un instant book di ambizioni. Il bomber si racconta a Radio Marte, ed ascoltarlo è un vero piacere, per la gustosa sagacia, la leggerezza dissacrante e la profondità dei valori.
Cristiano, innanzitutto una precisazione su un presunto episodio che è giusto chiarire...
"Sì, ci tengo molto a dire che le voci su un mio presunto gesto verso la curva dei tifosi azzurri di alcuni anni fa è totalmente priva di fondamento. Basti considerare che io ho una estrazione per così dire 'curvaiola', quindi in me è innato il rispetto per i tifosi della curva di qualsiasi squadra, figuriamoci per quelli del Napoli. In vita mia, in campo, ho vissuto tante cose, ma mai ho fatto gesti irrispettosi verso qualsiasi tifoseria. Chi mi conosce lo sa. E' stato evidentemente un enorme equivoco che voglio chiarire. Io sono entrato a Napoli in punta di piedi, desiderando tantissimo di giocare per questa maglia, per questa tifoseria che ho sempre reputato straordinaria. Questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a volere fortemente essere qui. E questo la dice lunga sull'ammirazione che ho verso il popolo napoletano".
Com'è cominciata questa avventura tanto desiderata?
"Benissimo. Ho grandi motivazioni e Napoli mi ha moltiplicato gli stimoli. Qui ho trovato un ambiente bellissimo. Io appena arrivo in una squadra fiuto l'aria di spogliatoio perché per me il gruppo è l'elemento prioritario e cerco di allineare tutte le componenti. Bene, devo dire che qui avrò pochissimo da fare perché ho trovato un gruppo eccezionale. Son tutti ragazzi seri che hanno voglia di vincere. Un nucleo solido e ben cementato. Io dico sempre: quando si va in campo bisogna essere 11 fratelli. Non conta se ci si frequenta nella vita privata. Quando si veste la maglia, noi siamo fratelli e dall'altro lato ci sono gli avversari. . Chi non gioca non deve tenere il muso ma avere l'entusiasmo di prepararsi per la partita successiva, perché c'è spazio per tutti. Questa è la mentalità da grande squadra, questo è il salto di qualità vero per ambire a grandi traguardi. E questo tipo di atteggiamento l'ho ritrovato nel Napoli. Questa è senza dubbio la squadra più forte per nomi e valori in cui abbia mai giocato".
Tu conosci Mazzarri da tempo, come lo hai ritrovato?
"Super motivatissimo come sempre. Io e Mazzarri siamo legati da una profonda stima. Sono stato con lui sette anni fa, ma poi abbiamo seguito entrambi le nostre vicende a distanza. Devo precisare che non sono a Napoli per l'amicizia che ho con Mazzarri, anche perchè non siamo andati mai una volta a cena in questi anni. Piuttosto sono a Napoli per la stima professionale che ho verso il tecnico Mazzarri. A me piacciono gli allenatori sinceri che non hanno due facce e sono diretti. Il buonismo mi dà fastidio. Preferisco il parlare chiaro tra persone schiette e uomini veri".
A proposito di ideali: tu ha scritto il libro "Tenetevi il miliardo". Una specie di apologia del calcio passionale che batte sotto la coltre della montagna di soldi...
"Sì, io vengo da una famiglia operaria e conosco il valore ed il senso reale della vita. Con tutto il rispetto per i soldi, io vivo di emozioni. Ho rinunciato ad ingaggi importanti per andare dove mi ha condotto la mia passione. Noi non siamo metalmeccanici o muratori, siamo dei fortunati, guadagnamo tanto, tantissimo e, per come la vedo io, abbiamo la possibilità di scegliere la squadra che maggiormente ci emoziona. Io sono fatto così. Ma badate bene che però il pallone non è solo quello dei campioni a tante cifre, il calcio è fatto anche da ragazzi che giocano in C2 e guadagnano poco più di mille euro al mese. Ecco, noi che siamo stati più fortunati, dobbiamo batterci per i loro diritti e non solo per i nostri guadagni. Ed io approvo l'opera dell'assocalciatori che si muove soprattutto per tutelare tutta la categoria".
E' vero che dovevi arrivare al Napoli da bimbo?
"Sì, esattamente. Giocavo nell'Armando Picchi, una Società livornese affiliata col Calcio Napoli. Il Napoli mi aveva chiesto ed io mi stavo praticamente trasferendo nelle giovanili azzurre. Poi però la mia Società chiese per me la bellezza di 22 milioni, che nel 90 per un ragazzino era molto, e l'affare saltò. Ma evidentemente era destino che dovessi giocare con la maglia del Napoli".
In compenso c'è un altro Lucarelli bambino che gioca dalle nostre parti...
"Sì è mio figlio Mattia. Sta giocando nella Scuola Calcio Posillipo. Promette bene. E' un centrocampista. Ha i piedi migliori dei miei sicuramente, però ha preso il temperamento da combattente del suo babbo"
E a proposito di giovani, è davvero suggestivo il pensiero che Lucarelli invia ad un baby azzurro...
"Qui ho trovato davvero tanti campioni, c'è l'imbarazzo della scelta. Però se devo fare un nome dico che mi ha impressionato tanto Maiello. Ne ho visti di ragazzi debuttanti in prima squadra nella mia carriera, ma mai nessuno con la sua maturità. Questo ragazzo ha qualità, carattere e la tranquillità di un veterano. Complimenti a lui, e complimenti a chi lo ha fatto crescere così bene nel vivaio azzurro".
Cristiano, cosa ti aspetti da questa stagione?
"A me non piacciono le parole o le promesse. Dico solo che nella mia carriera mi hanno dato per finito almeno 5-6 volte. E adesso, invece, sono qui e vado per i 240 gol in carriera tra coppe e campionato. Io vengo dalla strada ed ho avuto la fortuna di vivere in un ambiente che mi ha temprato. Non ho mai avuto paura di nulla e non mi sono mai spaventato. Napoli è una avventura affascinante che mi sta dando motivazioni grandissime e tanta adrenalina. Ho trovato una Società ambiziosa, una tifoseria fantastica, un gruppo che ha unità di intenti ed una squadra di assoluta qualità. Non mi manca nulla. Non vedo l'ora di giocare. Mazzarri se che sono un combattente e sa che darò tutto per questa maglia".
MILANO, 10 settembre - L'Assocalciatori ha proclamato una giornata di sciopero per protestare contro la posizione della Lega di A sul rinnovo del contratto collettivo. Lo sciopero è stato proclamato il turno del 25-26 settembre, giorno in cui è prevista la quinta giornata del campionato di serie A.
IL COMUNICATO - Lo sciopero è stato annunciato a Milano dal giocatore del Milan Massimo Oddo che ha letto un comunicato sottoscritto da tutti i capitani e dai rappresentanti sindacali delle squadre di serie A: «La Aic - ha detto Oddo - in perfetta sintonia con le squadre di serie A, ha deciso che queste non scenderanno in campo nella quinta giornata di campionato di serie A del 25 e 26 settembre contro la richiesta di introduzione di un nuovo regime contrattuale» da parte della Lega di serie A che, secondo l'Aic, comporterebbe «la carenza più assoluta di ogni forma di tutela» dei calciatori.
PROTESTA A OLTRANZA - «Lo sciopero ci sarà sicuramente, al di là delle decisioni che saranno prese dal prossimo consiglio federale, e si protrarrà se non saranno presi accordi consoni»: lo ha chiarito il portavoce dei calciatori di serie A Massimo Oddo. «Lo sciopero è contro il mancato rinnovo del contratto collettivo ma anche contro lo status di oggetto con cui noi calciatori siamo trattati», ha aggiunto il giocatore del Milan.
CASTELVOLTURNO ( Caserta), 10 settembre - Le bandiere esistono: e fa niente, se per sventolare, c’è stato bisogno di andarsene in giro a farsi le ossa. Centontrentanove partite di campionato, centocinquantotto presenze in assoluto: e quest’anno, se la normalità viene rispettata, s’arriva a duecento Cannavaro, un uomo e una fede. I numeri non mentono e l’aritmetica - talvolta sa essere un’opinione, condivisibile a prescindere: duecento partite con quella maglia addosso, ma l’avreste detto mai?
LA STORIA -Tutto comincia a la loggetta, tutto continua per le stradine che conducono a Soccavo, e poi, di là, dritto con la schiena dove porta il destino, ch’è legato agli eventi. Si comincia con due presenze, che sono già emozioni: prima di cominciare a viaggiare, tra Parma e Verona, aspettando che un bel giorno.... Viveteci voi dafratelli d’un totem, con l’etichetta subdola e silente di chi ha goduto - di riflesso - di agevolazioni ereditarie. E invece, Cannavaro- 2, consuma la vendetta a modo suo: fatti, non parole. Ed entrate decise, tackle coraggiosi, spalle larghe per sopportare il carico di chi storce il muso o dà di gomito. Napoli è la Patria e il figliol prodigo, un bel giorno, quando è in scadenza di contratto ed è libero di andarsene ovunque, oppure di starsene a Parma, rifà la valigia, destinazione Paradiso: la B, con la maglia azzurra è orgoglio, senso d’appartenenza, un’ambizione che si realizza. La promozione in serie A, la qualificazione nell’Intertoto, la fascia di capitano, le responsabilità d’essere uno scugnizzo, persino qualche fischio ingeneroso nella tormenta d’un finale di campionato rovinoso: nella buona e nella cattiva sorte, l’atteggiamento misurato di chi sa essere leader, di chi vuol essere un esempio. «Questa è la mia Nazionale». L’azzurro che resta incollato addosso, con chiunque: è titolare con Reja, è confermatissimo da Donadoni, è il centrale di riferimento nel rilancio definitivo con Mazzarri, quando si spalancano - di nuovo - le porte dell’Europa, attraverso un sesto posto cheha del miracoloso.
NAPOLI - Prime parole azzurre per Josè Sosa, l'argentino sbarcato a Napoli dal Bayern di Monaco: «Sono felice, felicissimo di essere a Napoli. Questa è la città che per noi argentini rappresenta una favola, la squadra che abbiamo sempre sognato e che ancora oggi vive nei nostri pensieri perchè ci ha giocato Maradona.
Ora essere qui è un onore immenso, vestire questa maglia mi dà entusiasmo e gioia. E' l'occasione della mia vita e voglio dare il massimo per vincere con il Napoli».
L'amicizia con Lavezzi. «Sì, con Pocho siamo amici ed è importante per me averlo ritrovato qui. Mi aveva parlato del calore di questa città e del valore della squadra. Il Pocho è uno dei giocatori più forti in assoluto e sono orgoglioso di giocare con lui. Ma ho conosciuto un po' tutti e devo dire che questo gruppo è unito e molto forte. Abbiamo da affrontare sia l'Europa che il campionato e vogliamo far bene su tutti i fronti».
L'argentino si presenta ai tifosi partenopei: «Ho parlato con Lavezzi e questo sicuramente ha aiutato la mia scelta di indossare questa maglia. Sono un centrocampista offensivo, al Bayern non giocavo perché volevano facessi un altro ruolo. E' un onore essere qui dove ha giocato l’idolo di tutti noi argentini»
NAPOLI, 9 settembre - «Sono qui con la miglior prospettiva sia a livello individuale che collettivo. La mia intenzione è quella di entrare a far parte del gruppo e fare bene con tutti. Ho parlato con Lavezzi, certo, siamo convinti che faremo buone cose questa stagione. Prima di venire gli ho chiesto del club, dei giocatori, e questo sicuramente ha aiutato la mia scelta di indossare questa maglia». Si presenta così Ernesto Josè Sosa, venticinquenne argentino prelevato dal Napoli quest'estate dal Bayern Monaco. Dove si era presentato come grande talento ma dove non ha reso come ci si aspettava. Colpa, secondo il giocatore, di un cattivo utilizzo: «La mia posizione in campo? Centrocampista offensivo, ma mi adatto anche come esterno. Ovviamente deciderà l'allenatore. Al Bayern non mi schieravano nel mio ruolo, per quello ho giocato molto poco. Perché mi chiamano El Principito? Ho questo soprannome dai tempi della scuola per una certa somiglianza con Enzo Francescoli»
ONORATO DI ESSERE A NAPOLI - Il centrocampista ha poi esaltato il club partenopeo, dove ha militato l'idolo Maradona: «Come ogni argentino per me è un onore essere a Napoli, dove ha giocato l’idolo di tutti noi argentini. Il campionato italiano? La differenza con gli altri campionati la potrò notare solo quando sarò in campo, sulla carta è difficile dirlo. Per me giocare a Napoli rappresenta l'occasione più importante in carriera. Cercherò di non deludere i tifosi e di segnare quanti più gol possibili» »
BIGON: GIOCHERÀ DIETRO LE PUNTE - A chiarire il suo ruolo in questo Napoli interviene il dg azzurro, presente alla conferenza stampa: «Sul ruolo posso dirvi che la nostra intenzione è quella di impiegarlo in una posizione avanzata del campo. Le caratteristiche sono quelle del centrocampista dietro le punte o dell'esterno che può creare situazioni da gol per i compagni».
IL NUMERO 77 PROMETTE GOL - Sosa indosserà il numero 77, visto che il 'suo' 7, che indossava all'Estudiantes, è già di Cavani. E il giocatore spera che questo raddoppio del numero avvenga anche per le sue reti: «Portavo il 7 all'Estudiantes con cui ho fatto il mio record di gol, spero che il doppio 7 mi consenta di segnare il doppio dei gol. Europa League o Campionato? Un giocatore vuole sempre vincere tutto, non si può dire a priori. E' chiaro che bisogna vedere come si mettono le cose nelle due competizioni. Promesse non ne faccio, l'importante è scendere in campo e dare tutto».
"Napoli è un sogno, l'occasione della mia vita". Il primo giorno di Josè Ernesto Sosa è denso di emozione. Nella sede azzurra di Castelvolturno non ci sono solo le foto di Diego Armando Maradona, ma c'è anche l'anima del "Diez" evocata vieppiù dal suggestivo imprimatur del "Principito". Il preludio più intenso di una presentazione sul filo dei sentimenti...
"Sono felice, felicissimo di essere a Napoli. Questa è la città che per noi argentini rappresenta una favola, la squadra che abbiamo sempre sognato e che ancora oggi vive nei nostri pensieri perchè ci ha giocato Maradona. Ora essere qui è un onore immenso, vestire questa maglia mi dà entusiasmo e gioia. E' l'occasione della mia vita e voglio dare il massimo per vincere con il Napoli".
Il Mito Maradona nel passato, l'amicizia con Lavezzi è il presente..."Sì, con Pocho siamo amici ed è importante per me averlo ritrovato qui. Mi aveva parlato del calore di questa città e del valore della squadra. E' fondamentale per me avere persona che sappia guidarmi all'inizio. Il Pocho è uno dei giocatori più forti in assoluto e sono orgoglioso di giocare con lui. Ma ho conosciuto un po' tutti e devo dire che questo gruppo è unito e molto forte. Ho avuto buonissime sensazioni sin dal primo giorno. Ho trovato una squadra convinta e con grande voglia di vincere. Abbiamo da affrontare sia l'Europa che il campionato e vogliamo far bene su tutti i fronti".
Nessun dubbio sulla sua scelta..."Avevo tante richieste ma per me Napoli è il massimo. So che giocherò in una squadra con tanti campioni, però la concorrenza mi stimola e soprattutto è importante perché significa che la squadra ha tanta qualità. Personalmente mi ritengo un centrocampista offensivo, ma sono a disposizione del mister. Mazzarri mi sta insegnando tante cose, soprattutto la velocità nei movimenti per adeguarmi al calcio italiano. E poi mi ha già spiegato la sua filosofia: non conta la giocata del singolo ma il collettivo e il gioco di squadra"
Splendido ed eloquente l'aneddoto sul San Paolo..."Non vedo l'ora di giocarci. Ma a me mette i brividi solo immaginarlo. Pensate che quando sono arrivato in città ero in un taxi e sono passato proprio davanti allo stadio. Ho chiesto al tassista il favore di fermarsi. Sono sceso dalla macchina ed ho passeggiato davanti al San Paolo per ammirarlo. Un'emozione unica. Voglio far felice questi tifosi ed entusiasmare la gente di Napoli. Questa città è fantastica. Il calore e la passione mi esaltano e mi danno la carica".
Infine la scelta del numero e il suo soprannome "Principito"..."Mi chiamano così dai tempi della scuola perché dicevano che quando giocavo assomigliavo al "Principe" Enzo Francescoli. Il numero 77 l'ho preso perché nell'Estudiantes vinsi lo scudetto con il 7. Adesso ho messo due 7 vicino così magari segnerò il doppio dei gol...".
NAPOLI (9 settembre) - Se Maradona viene a Napoli, deve aggirare il rischio che il fisco gli pignori gioielli e altri «beni mobili», più i probabili regali di un certo valore e i proventi di eventuali sponsorizzazioni. È questa l’ombra che grava sulla venuta a Napoli dell’ex «Pibe de oro» per festeggiare i suoi cinquant’anni, il prossimo 30 ottobre. Lo spiega l’amministratore delegato di Equitalia Polis, Benedetto Mineo. «Maradona sa bene cosa rischia con il fisco quando torna in Italia, è stato già ”pizzicato” due volte», afferma. I debiti contratti da Maradona con l’erario italiano, accumulati nei suoi sette anni di vita vissuta in maglia azzurra, tra scudetti, entusiasmi e gloria, ammontano a oltre 30 milioni di euro. Ma se, com’è stato annunciato, si tratterà di una festa del cuore e di sport, senza alcun compenso per Diego, allora non scatterebbe alcuna misura. E intanto Maradona e Bagni fanno sapere di esser pronti a devolvere in beneficenza l’incasso.
Grande attesa in città per la prima in casa contro il Bari e per il debutto nel girone di Europa League La squadra di Cavani-Lavezzi fa sognare, in Italia e in Europa. E i tifosi rispondono subito
CASTELVOLTURNO, 9 settembre - Quanti siete? E’ un viaggio d’avvicinamento che muove a piccoli passi, c’è una città che un po’ sonnecchia, sotto la cappa d’afa che fa conciliare la pennica: ma, alla fine, le voci di dentro tendono all’ottimismo e quel tetto auspicato nelle segrete stanze può essere toccato, sfiorato, avvicinato, magari persino superato. «In centomila per la doppia sfida». Il Bari domenica sera, l’Utrecht il giovedì: e Napoli a guardare l’effetto che fa, deambulando tra il campionato e l’Europa League e sistemandosi un’agenda che ha un respiro internazionale.
SI COMINCIA - Il San Paolo riapre per la quarta stagione consecutiva alla serie A e stavolta trascina appresso l’entusiasmo per il sesto posto dell’ultima annata e la curiosità per assistere ai tre tenori ( Hamsik- Lavezzi e Cavani) uno al fianco all’altro intonati. E’ la prevendita di sempre, diecimila abbonamenti sottoscritti e altrettanti biglietti acquistati, ma l’impulso dell’ultima ora induce il Napoli ad aspettare l’impennata, quel che spinge al di là della soglia della normalità e che la passione traduce in un evento straordinario. La prima interna è una sfida ai numeri del passato recentissimo, lusinghieri e ( quasi) entusiasmanti: la matricola Napoli, con il Cagliari ( stagione 2007), raccolse quarantunomila consensi, andò peggio con la Fiorentina ( venticinquemila, nel 2008), e con il Livorno (trentaduemila nel 2009). Ma stavolta, a far da traino, c’è il passaggio di slancio in Europa League e il pareggio di Firenze, c’è il desiderio di andare a verificare la consistenza d’una squadra che ha dimostrato con Mazzarri di avere una marcia in più e la tentazione di cominciare a capire quali margini di miglioramento abbia toccato e possa raggiungere quel Napoli che ha chiuso in crescendo e che ha scelto di misurarsi senza Quagliarella ma con Cavani e Sosa, Yebda, Sosa & company.
Ci sono quelle 3 squadre che sono ancora un gradino sopra, ma il Napoli se la gioca con Juventus, Palermo, Genoa e qualche altra.
Intervenuto ai microfoni della trasmissione Radio Goal, sulle frequenze di Radio Kiss Kiss Napoli, l'ex attaccante del Napoli Bruno Giordano ha parlato delle possibili future ambizioni del Napoli e non ha perso l'opportunità di dire la sua sull'eventuale ritorno di Maradona al San Paolo. "Se si parte col piede giusto, se tutta la squadra rema verso la stessa direzione e anche con un pò di fortuna, che non guasta mai, il Napoli può fare molto bene quest'anno. Non può ancora competere con quelle 3 (Inter, Milan e Roma, ndr) ma si gioca il quarto posto con Palermo, Juventus, Genoa e qualche altro club. Il ritorno di Maradona al San Paolo? Io me lo auguro vivamente. Lo spero per Diego, che verrebbe a festeggiare una data così importante in mezzo ad un popolo che lo ha amato e lo ama tuttora; ma sopratutto lo spero per la gente di Napoli che freme e spera di riabbracciare il loro idolo"