Chi l'ha detto che contro il Liverpool il Napoli parte già sconfitto? Per Ilario Castagner il Napoli può battere gli inglesi: "Per me il Napoli può fare tanta strada in Europa - scrive l'ex allenatore su Il Roma - E' vero che nel suo gruppo c'è il Liverpool che ha grande esperienza e che ora ha recuperato anche Fernando Torres, ma in ogni caso il Napoli può giocarsela contro i Reds. Steaua ed Utrecht, invece, sono formazioni abbondantemente abbordabili per gli azzurri. Il passaggio al turno successivo è possibilissimo". Ilario Castagner continua lodando il gioco del Napoli: "E' bello vedere quel pallone che gira di continuo, ammirare gli uomini che partono senza palla al piede, assistere all'inserimento frequente di chi parte da dietro. Quando le forze iniziano a calare, però, diventa importante avere un punto di riferimento in mezzo all'area. Questo compito potrebbe svolgerlo Cristiano Lucarelli. Per giocare bene, però, quest'ultimo deve essere motivato. Io l'ho fatto debuttare a Perugia e posso dire che il gol ce l'ha in testa Il suo unico limite è che tende ad ingrassare. Il presidente Gaucci gli faceva seguire una dieta ferrea e lo pesava tutti i giorni. Lui comunque è un professionista e sono sicuro che saprà farsi trovare pronto quando Mazzarri lo chiamerà".
Il gioiello che De Laurentiis ha negato a mezza Europa, negli ultimi tre anni ha segnato più di tutti. Le reti dell’uruguaiano hanno finora trascinato il Napoli, ma lo slovacco non vuol cedere lo scettro
NAPOLI, 8 settembre - Come lui non c’è nessuno: perché i numeri non mentono e, nel calcio, hanno persino un’anima. Come Hamsik, nel vecchio Napoli, non c’è nessuno: ma ora che è atterrato Cavani, che Lucarelli esibisce il curriculum vitae, la vita si complica e il trono vacilla. Il re ( del gol) non è più solo, ma quel che resta di Hamsik è la media sorprendente d’un uomo che sa un po’ di Gerrard e un po’ di Lampard - Reja dixit uno scugnizzo senza macchia e senza paura che da centrocampista s’è inventato una vita da bomber. L’Hamsik in salsa partenopea è il vero oro di Napoli dell’ultimo triennio, scandito da escaltion in serie e da tre affermazioni su tre nella specialissima classifica dei cannonieri azzurri. Come Hamsik, né Lavezzi e né Zalayeta, né Denis e neppure Quagliarella: non un attaccante che sia stato capace di metterne in discussione la leadership, né quel ruolo da cecchino ritagliatosi addosso con perfida cura.
AMICO NEMICO -Come Hamsik, però, adesso c’è Edinson Cavani, l’amico- nemico da sfidare, in un appassionato braccio di ferro degli ultimi sedici metri. Il testa a testa annunciato dai precedenti si gioca sul filo del nulla, magari del dischetto - di proprietà dello slovacco - e promette emozioni a getto continuo. Il passato è un vademecum per il futuro e il 13 gol dell’ultima annata e i 14 della penutlima, elevano l’uruguayano a concorrente principale per uno scettro che Hamsik ha difeso a denti stretti e di piatto, di collo pieno, di testa, di esterno, persino slalomando dacompagni agguerriti.
Hamsik ha giocato l'intera partita vinta dalla sua Slovacchia in casa della Russia per 0-1. La nazionale slovacca è già capolista a punteggio pieno nel suo girone dopo 2 partite.
90 minuti anche per Zuniga in Messico-Colombia. La sua nazionale ne esce beffata però da un gol messicano al novantesimo. Finale 1-0 per la squadra di casa.
Solo panchina invece per Lavezzi nel big match tra Argentina e i campioni del mondo della Spagna. L'albiceleste umilia gli spagnoli con un netto 4-1.
In città manifesti contro De Laurentiis e gli abbonamenti non decollano.
C’è malumore, la città tappezzata di locandine e manifesti, e gli abbonamenti che non stanno andando come dovrebbero (diecimila in toale e domenica si chiude). La gente è perplessa ed ha trasferito in un lungo elenco i motivi dei propri risentimenti, indirizzandoli al presidente Aurelio De Laurentiis, tirato in ballo da tifosi azzurri che hanno tralasciato di firmare in calce. Nella notte tra lunedì e martedì numerosi manifesti sono stati attaccati un po’ ovunque, letti con avidità da chi si è soffermato per rendersi conto del loro contenuto: non è stato un bel leggere e non è una cosa che fa piacere, soprattutto a inizio stagione, con tutto ancora in gioco. Campeggia una foto del patron con un titolo che al presidente non risulterà gradito e che in pratica preannuncia le proteste elencate nel lungo testo: «Aurelio il Napoli non è il tuo film», è la frase che avvia il coro: «È vergognoso far pagare ai soli tifosi del Napoli le amichevoli estive. È giusto, lei è un imprenditore – si rivolgono i tifosi al presidente – ma non siamo il suo cinepanettone di Natale».
Frasi forti, che lasciano intendere, evidentemente, un malumore che nasce da lontano e non solo dalle operazioni di mercato, probabilmente. Il documento prosegue con osservazioni e critiche all’operato del proprietario del club. Nei manifesti si legge di tutto. I toni sono secchi e duri, il produttore e presidente accusato di incoerenza e di essere autore di cadute di stile: sull’argomento napoletani in squadra, sull’Europa League su Lucarelli. In particolare, i supporters non hanno dimenticato un episodio del bomber toscano: «il vero unico motivo di rancore che abbiamo verso il calciatore è che in un’occasione nemmeno tanto lontana, sputò verso un settore dello stadio occupato dai partenopei», è scritto sui manifesti.
Una situazione preoccupante, da non minimizzare. Anche se con i risultati delle prossime partite il Napoli potrà subito dare una sterzata positiva, sia un campionato sia in Europa League. Speriamo accada così. Altrimenti, come finirà questa storia?
Presentato l’algerino Yebda, subito a caccia di un posto da titolare
«Orgoglioso di essere un giocatore del Napoli, qui per vincere subito». Sono le poche ma significative parole in italiano pronunciate da Hassan Yebda, l’ultimo degli acquisti del Napoli, nel giorno della conferenza stampa di presentazione a Castelvolturno. Il taglio dei capelli da moicano, per il nuovo guerriero del centrocampo azzurro, muscoli in bella mostra, ben distribuiti sui 188 centrimetri di altezza per colui che ha scelto la maglia azzurra numero 21, quella del suo idolo di sempre, Zinedine Zidane.
«È un simbolo - dice il nazionale algerino - l’esempio da imitare, il numero uno nel mio immaginario; porto quel numero da quando giocavo al Le Mans e lui era alla Juve. Viera, invece, è il giocatore che mi ha da sempre affascinato per le sue qualità che sono vicine al mio modo di giocare. Mi piace stare davanti alla difesa, ma la posizione in campo non è un problema, posso adattarmi a fare uno dei due mediani, non è un ruolo nuovo per me».
Yebda non vede l’ora di iniziare la nuova avventura con la maglia azzurra ed in una città unica al mondo: «Napoli è famosa anche ad Algeri – spiega – perchè vi ha giocato Maradona. Napoli è una piazza esigente ed io voglio vincere, altrimenti avrei scelto un’altra destinazione. Certo, l’Europa League non è paragonabile alla Champions League, ma giocarla con il Napoli ha tutto un altro fascino e dunque proveremo ad andare il più lontano possibile. Arrivo nel momento più importante della mia carriera e voglio a tutti i costi dimostrare il mio valore».
L’ex giocatore del Portsmouth si mette subito a disposizione di Mazzarri per la gara contro il Bari: «Se per domenica il mister si troverà in difficoltà per il centrocampo io sono pronto a dare la mia disponibilità per giocare subito».
Tra i primati di Mazzarri alla guida della squadra del cuore, un solo tabù è passato piuttosto inosservato e che il Toscanaccio ci tiene da morire a sfatare. Ha già cominciato a parlarne con gli azzurri, per la verità: il tabù riguarda il Napoli di notte i cui numeri non sono pari alle imprese che il team del tecnico livornese ha realizzato un po’ dappertutto dal momento del suo arrivo sul ponte di comando di Castelvolturno.
Ecco i dati, al San Paolo una sola vittoria in sette partite, quella contro la Juve, con 4 pareggi (Milan, Palermo, Genoa e Inter) e 2 sconfitte (Fiorentina e Parma). Quella contro i viola è stata la prima partita perduta in notturna dopo 42 gare, tutte positive. In trasferta di notte, su tre partite un’unica vittoria, il match di Torino contro i bianconeri, con due pareggi, quello con il Catania piuttosto bruttino e il mitico match di Cagliari, 3-3, con la straordinaria rete finale di Bogliacino. Numeri negativi, anche di più se si considerano le prestazioni by night dei suoi predecessori, Donadoni e Reja.
ROMA (7 settembre) - Il fisco non molla Diego Armando Maradona, atteso a Napoli il prossimo 30 ottobre per festeggiare i suoi 50 anni e che oggi ha rilasciato al Mattino una intervista. Equitalia, la società che cura la riscossione coatta per conto del fisco italiano, interviene con una nota nella quale ribadisce la propria attenzione sul Pibe de Oro replicando a quanto affermato ieri dall'ex calciatore Salvatore Bagni. «Le somme che Diego Maradona deve al Fisco perchè ha evaso e che Equitalia tenta di recuperare - è scritto nel comunicato - sono soldi che l'ex campione argentino deve allo Stato italiano, quindi a tutti i cittadini, compreso il signor Bagni».
«Le frasi dell'ex calciatore Salvatore Bagni - è scritto nella nota di Equitalia - riportate dagli organi di stampa e riguardanti le pendenze con il fisco di Diego Armando Maradona («In passato gli hanno confiscato orologi e orecchino quando è venuto in Italia, vorrà dire che stavolta non li porterà con sè») dimostrano, ancora una volta, come sia necessario un cambiamento del modello culturale che ha favorito l'evasione fiscale nel nostro Paese». La società concessionaria della riscossione fiscale, dopo aver ribadito che Equitalia «tenta di recuperare» soldi che il campione argentino deve allo Stato, spiega che «il fatto che Maradona sia stato un grande calciatore e sia ancora molto amato dai tifosi non lo pone in una posizione diversa rispetto agli altri contribuenti chiamati a compiere i propri doveri di fronte al Fisco».
NAPOLI (7 settembre) - Era un’idea persino un poco pazza, un desiderio confessato a bassa voce ad un amico, forse pure un segreto da tenere nascosto per un po’ e invece la voglia di Diego Maradona di festeggiare a Napoli, coi napoletani, i suoi primi cinquant’anni è diventato già un appuntamento certo, un evento al quale non si può mancare. E non fa nulla che della supersfida tra i Napoli del primo e del secondo tricolore di concreto sino ad ora ci siano soltanto due liste di nomi da invitare. Ex campioni azzurri. Amici di ieri e di oggi impazienti di ritrovarsi tutti assieme un’altra volta. Argentina-Italia-Argentina. Buenos Aires-Napoli e ritorno. Quel desiderio di Diego è rimbalzato in un niente tra due continenti magari pure dividendo un po’ la gente. Ma con quella che aspetta Diego il 30 ottobre al San Paolo in evidente, stragrande e felice maggioranza. E Maradona non se ne meraviglia. «Perché dovrei? I napoletani hanno risposto con il cuore ad una scelta, la mia, pure dettata dai sentimenti. Il tempo non ha cancellato nulla. E per questo li ringrazio».
Era certo, Maradona, che quel desiderio, quel progetto avrebbe fatto discutere e provocato anche un po’ d’agitazione, ma non s’aspettava che succedesse tutto così in fretta e che si muovesse anche tantissimo entusiasmo. Tant’è che ora quest’attesa non può andar delusa.
«Certo, il tempo a disposizione non è molto, ma sono convinto che volendo si può organizzare tutto come si conviene. È evidente, però, che servirà l’aiuto e la collaborazione di tutti. Da Salvatore Bagni al quale, per primo, ho confidato il mio desiderio al Napoli che gestisce il San Paolo, al presidente De Laurentiis, alle istituzioni, ai miei vecchi compagni di squadra, molti dei quali - ride - faranno bene a mettersi a dieta per tornare in campo».
Però, come sempre accade, c’è chi storce il muso. C’è chi dice che dietro questa pazza e bella idea c’è soprattutto il profumo dei danari. La ricerca del business per capirci.
«Non stavolta. Stavolta c’è solo il desiderio di una festa tra amici. E ho pensato al San Paolo e a Napoli perché so di averne lì ancora tantissimi. E poi l’ho sempre detto: Napoli è stata e resta la mia seconda casa. Quei sette anni vissuti in azzurro sono stati entusiasmanti anche per me».
Ferrara, Careca, Giordano, Carnevale, Bruscolotti, Corradini hanno già fatto sapere d’essere pronti.
«Sì, spero proprio che si riesca a combinare. Ritrovarci in quello spogliatoio, incamminarci un’altra volta tutti assieme verso il campo sarebbe per tutti e soprattutto per me una grandissima emozione. Non ho certo dimenticato l’affetto con il quale Napoli mi accolse cinque anni fa, quando venni per l’addio al calcio di Ciro Ferrara».
Dopo vent’anni e più rivivrebbe d’incanto anche la Ma-gi-ca, formata da Maradona, Giordano e Careca. Certo, un po’ attempata a arrotondata, ma comunque un mito per chi quei tempi li ha vissuti. Roba sconosciuta, invece, per le nuove generazioni azzurre. Un tuffo nel passato ripensando a scudetti e coppe, magari anche col rammarico di non aver vinto di più in quel periodo d’oro. Tempi che il nuovo Napoli vorrebbe rinverdire.
«Perché no? Il Napoli dopo aver toccato il fondo ha ricominciato con De Laurentiis una ricostruzione che sta dando grandi risultati. E per quelli che sono i tempi del pallone, pure in fretta. Sono certo che verrà anche il giorno del terzo scudetto».
E la panchina della Seleccion? E le quote per Maradona futuro allenatore del Napoli (1,70), del Boca (2,50), dell’Inter (3), del Milan (7,50) e addirittura della Juve (8,50)?
«In panchina ci tornerò, su questo potete contarci. Quella del Napoli? Sarebbe fantastico, l’ho già detto. Ma per adesso lasciamo in pace chi sta lavorando molto bene». Appuntamento il 30 ottobre, dunque. La macchina organizzativa ha già il motore acceso. Stasera alle 22, infatti, Bagni volerà a Buenos Aires per incontrare Diego. Nella villa di Ezeiza si parlerà di affari - imminente un viaggio di Maradona in Russia – ma, c’è da giurarci, poi si passerà a parlare in fretta della «grande notte del Diez». Quella del San Paolo. Quella del 30 ottobre. Poi, dalla prossima settimana, Napoli quartier generale dell’organizzazione e primi contatti con il Napoli, con il presidente azzurro ed il Comune. E caccia aperta agli sponsor, ovviamente.