Due uniche certezze dopo aver visto questa gara: uno scugnizzo, può anche emigrare, resterà sempre uno scugnizzo, e… il Napoli ha paura di vincere. Se Antonio Nocerino nel frattempo avesse dimenticato di essere quello che nell’idioma patrio viene definito “monello” e di avere, di conseguenza, una faccia da schiaffi, oggi se ne sarà ricordato. A San Siro, in verità, in campo, di scugnizzi ce ne erano due. Uno per squadra. Quello in rossonero gli schiaffi li ha presi sul serio ma è il vero “affare”della stagione milanista, l’altro, quello proveniente da oltre oceano e che veste la casacca azzurra, materialmente non ne ha presi, ma quanti gliene avrei dati! Chi mi legge sa del mio amore per il Pocho e quanto mi costi dire ciò! Nocerino e Lavezzi, nel bene e nel male protagonisti della partita. Il ragazzo di Santa Lucia è il “responsabile” della stupidaggine del grande Ibra. Lo schiaffo dello svedese, quasi a vendicare l’onta subita dal compagno di squadra, è un gesto tanto ridicolo, quanto inutile, che lascia il Milan in dieci. Lo definisco inutile anche perché se voleva darci una mano, il caro Ibra, non ci è riuscito…Lavezzi, invece, si erge a protagonista per la sua assenza nonostante la presenza…
Lo scugnizzo, quello vero, oggi si che sarebbe servito al Napoli! Solo una sua giocata, una sua “irresponsabilità” avrebbe potuto dare la scossa ad una squadra che ormai ha paura di vincere. Irriconoscibile l’argentino in una delle gare che di solito lo esaltano, irriconoscibili gli azzurri che non si divertono più a giocare a pallone. Hanno perso la spavalderia questi ragazzi, non sono sereni, la palla gli scotta tra i piedi, non vedono l’ora di liberarsene e sbagliano facilmente. Che peccato non vincere al Meazza! Il Napoli visto fino a Natale non avrebbe avuto problemi ad affondare una squadra che faceva acqua da tutte le parti. Quando è stato espulso Ibrahimovic, sembrava davvero si potesse tentare l’assedio, visto che era lui l’unico che in quel momento stava creando problemi al Napoli, l’unico che cercava di rendere vitale un Milan, francamente, pessimo. Se questa squadra è destinata allo scudetto, il calcio italiano è veramente messo male…L’espulsione post vendetta, paradossalmente invece, spegne il Napoli che, in superiorità numerica, crea un’unica (sigh!) occasione da rete su colpo di testa di Cavani. Gli azzurri forse vorrebbero fare di più ma proprio non ci riescono. Quella che prima era una caratteristica di questi ragazzi, il provarci sempre, anche a costo di una figuraccia, adesso non esiste più. I partenopei non ci provano neppure, hanno paura di “osare”. Questi sono i momenti peggiori che può trovarsi a vivere una squadra di calcio. Meglio quando i problemi sono tecnico-tattici, quando i calciatori non seguono più l’allenatore, etc etc. In questi casi si interviene, anche se con decisioni drastiche, e si ricomincia. Se il problema è l’allenatore, via il dente via il dolore, e si riprende a lavorare. Quella azzurra è invece una situazione più complessa. Mazzarri ha le sue colpe, certo, ha delle responsabilità da assumersi, oggi probabilmente Pandev un po’ prima sarebbe stato meglio, ma non è così facile. Il Napoli è come un palloncino che improvvisamente si è sgonfiato e che, nonostante il fiato profuso, non riesce proprio a rigonfiarsi. In questi casi si aspetta la partita della svolta, il colpo di fortuna, la magia del singolo che fa girare il vento, ma al Napoli non succede neanche questo. Quella di Milano era un’occasione ghiottissima, vincere avrebbe significato rivitalizzare tutto e tutti. La buona volontà non è messa in discussione ma è come se questa squadra giocasse con l’handicap, la sua voglia di fare le si ritorce contro ed anche un episodio favorevole, vedi l’espulsione del miglior giocatore avversario, crea scompiglio nella gestione della gara. In questa circostanza non me la sento proprio di infierire, sarebbe come sparare sulla croce rossa. L’ho fatto in passato quando credevo potesse essere uno stimolo, ma adesso no, ora c’è bisogno di calma e tranquillità. Io la amo questa squadra, ed oggi, se da un lato li avrei schiaffeggiati volentieri tutti per farli reagire, dall’altro li avrei abbracciati, tanto li ho visti spaesati e confusi…Adesso bisogna solo aspettare… “Adda passà a’ nuttata” diceva un grande napoletano, uno che molto spesso ha avuto ragione.
Consueta rubrica di approfondimento sul prossimo avversario degli azzurri
Poco più di due settimane ed ecco di nuovo Siena-Napoli e stavolta non sono in palio i tre punti, ma una fetta di qualificazione alla finale di Roma. Incertezza sull’ora del fischio d’inizio fino all’ultimo momento. Entrambe le società sembrano d’accordo per anticipare il match alle 18, così come dichiarato dal Diesse Giorgio Perinetti, ma, non essendoci neve, potrebbe anche essere confermata la notturna. Gli uomini di Sannino vivono un momento di gran forma, avendo guadagnato un bel punto nella sfida tutta in bianconero in casa della Vecchia Signora, confermando la loro crescita, già notata, peraltro, proprio contro l’undici di Mazzarri. Una squadra, quella senese, che ha creato non poche difficoltà agli azzurri due domeniche fa e, impattando molto bene contro gli uomini di Conte, ha mostrato di interpretare, nel credo del suo Mister, il calcio italiano in una versione moderna. Ed ora pare che lo stesso tecnico, originario di Ottaviano ma trapiantato al Nord molti anni orsono, sia ”corteggiato” da più parti. Staremo a vedere.
La città del Palio, dunque, si gode il bel momento e osa sognare; lo conferma la solita, loquace vicepresidente Valentina Mezzaroma, la quale, tra il serio e il faceto, esprime il suo desiderio: battere il Napoli e andare in finale di Coppa Italia. E per i toscani questa semifinale è già ”un traguardo incredibile” come dice la stessa vicepresidente, “una gara storica” per dirla, invece con le parole del fratello-presidente Massimo Mezzaroma. Allenamento pomeridiano per i senesi, con Bolzoni e Brkic, che si sono allenati a parte, con l’aggiunta anche di Rossettini per una botta alla coscia rimediata domenica a Torino. Si prevede un ampio turnover nelle fila toscane, con esclusione per Calaiò; ad annunciarlo è lo stesso ex azzurro, il marcatore ”non esultante” del 22 gennaio scorso: “Ci stiamo togliendo tante soddisfazioni… pensiamo alla salvezza innanzitutto… per noi la Coppa Italia sarebbe un traguardo storico.” Ma la rosa dei toscani è tutt’altro che scarna: D’Agostino, Reginaldo e l’ultimo arrivato in Via della Sapienza, Erjon Bogdani; un ritorno più che altro, avendo l’albanese vestito il bianconero di Toscana già dal 2005 al 2007. L’attaccante di Tirana ha mostrato di essersi reintegrato
perfettamente nel collettivo, volendo partecipare all’obiettivo primario per la
stagione, la salvezza.
Molta pretattica da parte di Sannino che probabilmente mostrerà lo schieramento dei suoi solo poco prima del calcio d’inizio, ma è facile che l’undici di partenza veda in campo altri due ex azzurri: Contini e Terzi. Come pure in attacco ci sarà Mattia Destro, giocatore giovane ma con delle quotazioni in ascesa: molto intraprendente, infatti, la prestazione del nazionale under 21 contro la Juventus. E davvero brillante è stata anche la prova di Pegolo, l’estremo difensore che si è reso autore di ben 3 notevoli interventi su Lichtsteiner, Matri e Chiellini. E per poco Gonzalez, ma soprattutto Gazzi non facevano lo scherzetto a Buffon, nello sfruttare una sua difettosa trattenuta. E poi ci si stupisce di questa semifinale conquistata…
Lo 0-0 col Milan è stato il decimo pari in campionato degli azzurri: nessuno ha fatto peggio
Morgan e Simona Ventura non c’entrano niente con l’XFactor che riguarda il Napoli. Qualcuno strimpella, qualche altro canta, ma nessuno degli azzurri può diventare una star nel mondo della musica. Nel caso specifico della squadra di Mazzarri, l’X-Factor si riferisce agli innumerevoli pareggi incassati nel campionato di A in corso. Lo 0-0 di domenica in casa del Milan è stato il decimo della stagione (su ventidue partite), il secondo consecutivo. Nessuno ha fatto peggio fino all’altro giorno nella massima serie. È un record che i tifosi napoletani ne farebbero volentieri a meno. Anche perché con una mollichina alla volta non si va da nessuna parte. Inutile fare il paragone con la Juventus. Di pari la Vecchia Signora ne ha collezionati nove ma a fare la differenza sono le vittorie. Dodici rispetto alle sette della formazione partenopea. Senza dimenticare che i bianconeri non hanno mai perso mentre il Napoli è caduto cinque volte. Impattare al Meazza contro i campioni ci può anche stare. Chiunque avrebbe firmato a priori per un risultato positivo. Purtroppo a penalizzare la classifica sono le mezze frenate con le piccole. Escludendo gli 0-0 con Fiorentina e Lazio, che tutto sommato non sono provinciali, balzano agli occhi gli intoppi con Cagliari, Atalanta, Novara, Bologna, Siena e Cesena. Battendo no tutte, ma almeno due di queste avversarie, i partenopei potevano essere soddisfatti della classifica. A soli sei punti dal terzo posto c’era ancora la possibilità di conquistare la zona Champions. Oggi, purtroppo, le lunghezze sono dieci e l’aggancio al podio è alquanto difficile. Ormai sono cinque i turni senza successi. Nel 2012 si è vinto solo alla prima in casa del Palermo, poi nulla più. L’ottimo risultato con i rosanero aveva fatto illudere un po’ tutti. Si pensava che i problemi del Napoli fossero finiti e che, mancando gli impegni Champions, si potesse finalmente essere protagonisti in campionato. Dando uno sguardo al calendario la mission non era impossibile. Dovendo affrontare Bologna, Siena, Genoa e Cesena nessuno si aspettava una crisi di risultati così evidente. Invece, non solo si è pareggiato ma a Marassi addirittura si è perso. La rinascita sarebbe potuta ripartire dal Meazza se solo il Napoli avesse sfruttato bene la superiorità numerica. L’espulsione di Ibrahimovic dopo diciotto minuti della ripresa sembrava essere fatale al Milan ed invece Mazzarri e gli azzurri non hanno avuto il coraggio di osare. Il tecnico si è voluto cautelare al massimo per evitare di perdere. Non è la prima volta, infatti, che chi rimane in dieci ha la forza di vincere. L’attuale momento in campionato non è il peggiore vissuto all’allenatore di San Vincenzo da quando è seduto sulla panchina partenopea. Nella sua prima stagione ci fu un momento dove la formazione partenopea non riuscì a vincere un incontro per otto giornate. Dallo 0-0 di Napoli-Genoa si arrivò all’1-1 di Milan-Napoli senza incassare l’intera posta in palio. Si perse a Udine, Bologna e al San Paolo con la Fiorentina. Fortunatamente dopo il pari del Meazza si mise al tappeto prima la Juventus e poi la Lazio. Dunque, le premesse per fare bene ci sono tutte. Lunedì prossimo contro il Chievo si dovrebbe cominciare nuovamente a macinare punti. È pur vero che i veronesi sono una bestia nera ma è arrivato il momento di incassare le vittorie, al di là di chi ci si troverà di fronte. All’andata i clivensi furono favoriti da un turn over suicida ma va detto che la sconfitta arrivò per un liscio di Fideleff che permise a Moscardelli di segnare a porta vuota. Altrimenti anche in quella occasione sarebbe finita pari e patta. Stavolta l’argentino non giocherà, al suo posto ci sarà molto probabilmente Britos che è in netta crescita. Per il momento il Chievo è ancora lontano. Mazzarri è concentrato sulla semifinale di Coppa Italia in programma giovedì a Siena. Ma guai a sottovalutare nuovamente l’avversario di lunedì. Sarebbe davvero troppo un altro pareggio al San Paolo.
Al Napoli non bastano Cavani, Lavezzi, Pandev e Vargas. Al club azzurro manca uno specialista dei calci piazzati e col piede sinistro avvelenato. Ecco perché il club azzurro sta seguendo con interesse il 31enne croato Mladen Petric (nella foto) dell’Amburgo. 35 gol in 84 presenze per lui. Petric, che verrebbe a Napoli anche in caso di Europa League, è una punta poderosa (alto 1,85 cm) che può giocare in tutti i settori dell’attacco. Ma soprattutto è in scadenza di contratto a giugno 2012 e potrebbe essere acquisito a parametro zero. Il Napoli sonda il mercato europeo alla ricerca di un vice Cavani. Il ds Bigon avrebbe scelto Rodrigo Moreno del Benfica. Brasiliano, ma con passaporto spagnolo, cresciuto nel Real Madrid e passato ai lusitani nel 2009. Il Napoli continua anche a sondare il mercato dei giovani attaccanti italiani: piace molto l’atalantino Gabbiadini, ma si fa un pensiero anche per Destro del Siena, prossimo avversario degli azzurri. Il Napoli, però, non si è mai inserito nella corsa con Immobile: il Pescara saluterà il biondo attaccante campano, che è ora in comproprietà tra Juventus e Genoa, che ne ha acquistato la comproprietà. Il club di De Laurentiis, però non vuole lasciarsi scappare l’opportunità di prendere un giovane attaccante italiano dai forti numeri. E Gabbiadini sembra quello giusto.
Ciro Nocerino rivela:"Non si è trovato l'accordo e hanno preso Dzemaili"
La maglietta azzurra cucita addosso, ma nel cuore un pizzico di rossonero che batte per Antonio. È il naturale approccio alla gara della famiglia Nocerino che domenica alle 15 era in poltrona ad assistere al derby che divide la fede calcistica. Ciro e Pasquale, padre e zio del centrocampista napoletano in forze al Milan, hanno visto crescere il campione del Pallonetto di Santa Lucia che a 12 anni ha lasciato Napoli per approdare alla Juve, fino al club rossonero dove sta disputando un campionato da incorniciare. «Finalmente sta raccogliendo i frutti di una vita di sacrifici – ammette papà Ciro con voce soddisfatta – Andare via di casa da piccoli non è facile ed affermarsi in una grande piazza come Milano è il giusto risultato. E dire che proprio questa estate, a differenza delle tante bugie dette in passato, per la prima volta c’è stato un piccolo avvicinamento al Napoli che non si è concretizzato per questioni economiche, poi la scelta è andata su Dzemaili. Per fortuna lo staff rossonero ha avuto fiuto portando a Milano Antonio che sta dimostrando di essere anche cresciuto rispetto al passato. Per noi genitori è il coronamento di un sogno che deve ancora finire». Sulla partita di domenica è però Pasquale Nocerino a sbilanciarsi con commenti tecnici: «È chiaro che è stato Mazzarri a non voler vincere la partita – bacchetta lo zio di Antonio – Alcuni calciatori del Napoli non erano in forma e il tecnico non ha avuto il coraggio di sostituirli. Lavezzi non era in palla e sarebbe stato opportuno far entrare Vargas. Se non si osa in queste occasioni allora vuol dire che non lo si farà mai». Poi si passa al capitolo “Antonio” che ovviamente divide in due la famiglia: «Per una persona come me che vive di calcio da quando è nato tifare Napoli è la cosa più ovvia, ma quando Antonio è in campo, mi scuserete, il mio cuore batte per lui». Un’ammissione giustificabile e umana quella di Pasquale che continua: «La sua nuova posizione in campo, unita alla grinta che da sempre lo contraddistingue, gli ha fatto fare il salto di qualità. Avrei gioito per un successo del Napoli, ma non mi sarebbe dispiaciuto un gol di Antonio. Vederlo giocare a quei livelli mi inorgoglisce e il fatto che abbia già segnato sette reti dimostra la sua maturazione. Io e mio fratello Ciro lo abbiamo cresciuto e vederlo ora compagno di squadra di Ibra, Nesta e Seedorf per noi è il raggiungimento di un traguardo. Giocava nel vecchio San Paolo fino a che non fu ceduto alla Juventus. Dal bianconero andò all’Avellino di Zeman, tornando in Campania, per poi esplodere nel Palermo. Dal Nord al Sud senza mai passare per Napoli. Ora è ritornato al settentrione da dove sta dando grosse soddisfazioni a tutta la famiglia».
"Che peccato. Se solo si fosse osato un poco di più a quest’ora si starebbe festeggiando una preziosa vittoria in casa del Milan."
Che peccato. Se solo si fosse osato un poco di più a quest’ora si starebbe festeggiando una preziosa vittoria in casa del Milan. Si sarebbe sfatata un altro tabù Ho visto un Napoli a cui è . mancato il coraggio per piazzare il colpo decisivo. Si è avuto paura di prenderle. Non c’è stata la forza di volere portare a casa i tre punti. Certo, non perdere contro i campioni d’Italia è una grande cosa ma l’ennesimo pari incassato conta poco Il problema non è lo 0-0 con i rossoneri ma sono le X conquistate con le medio-basse Non si va da nessuna parte se invece di battere le piccole pareggi. Ho notato che si è affievolita la reattività. L’anno scorso vedevo una rabbia incredibile e perciò si spiegavano i successi conquistati negli ultimi minuti. Nella stagione attuale non si è esultato neanche una volta in quella che era la zona Mazzarri. Ci tengo a dire che non possiamo vivere solo per la Champions. La gente non si sazia solo con l’Europa, vuole fare bene pure in campionato. Dieci punti dal terzo posto non sono tanti ma neanche pochi. Il problema è che si stanno avvicinando pure altre squadre alla posizione degli azzurri. Si rischia di andare nella zona destra della classifica. Genoa e Palermo stanno risalendo con forza. Entrambe le formazioni hanno cambiato allenatore e sembrava che dovessero lottare per la retrocessione. Invece sono ad un passo dagli azzurri. Giovedì c’è la semifinale contro il Siena. La Coppa Italia conta abbastanza perché permetterebbe al Napoli di accedere direttamente all’Europa League. Per come si sono messe le cose in classifica questa sembra l’unica strada da percorrere. Bisogna concentrarsi al massimo rendendosi conto che il Siena è alla stessa stregua del Milan. Guai a convincersi di essere facilitati nell’incontro in Toscana. Certo, si dovrà giocare pure al San Paolo nel ritorno ma sarebbe opportuno mettere una ipoteca sulla finale già giovedì. Sannino ha fatto capire chiaramente che si giocherà la L’occasione è ghiotta, sa di poter entrare nella storia del calcio al suo primo anno di serie A. Il Napoli deve giocare questa partita come se stesse in Champions. Ci vuole la massima concentrazione D’altronde i campioni ci sono, certo i bianconeri puntano sul gruppo ma uno come Lavezzi può fare la differenza in qualsiasi momento Non mi va di commentare il mercato invernale del Napoli. È stato preso Vargas costato undici milioni. Se non è arrivato più nessuno significa che Mazzarri non aveva bisogno di chissà che cosa. Non dimentichiamo che domenica sono rimasti in panchina Pandev, Inler, Britos. Tutti rinforzi presi nella scorsa estate. Addirittura Donadel non è stato convocato. Se fosse stato acquistato un altro calciatore sarebbe stato difficile trovargli un posto. Sappiamo Mazzarri come lavora. Si fida sempre degli stessi e cambia solo quando è costretto. La Champions si sta avvicinando Il 21 febbraio c’è l’incontro al San Paolo con il Chelsea. È indubbio che più passano i giorni e più i calciatori pensano ad un match incredibile che potrebbe renderli ancora più famosi in Italia e in Europa. Ma ripeto, non si vive solo di Coppa Campioni. Servono punti pure in campionato.
Continua la striscia vincente, tifo da record al PalaBarbuto.Gli obiettivi del presidente.
Otto vittorie di fila con la possibilità di allungare ancora la striscia record domenia al PalaBarbuto. Diciotto vittorie in 22 partite, 11 su 12 al PalaBarvuto. E ancora: tre bersagli consecutivi contro altrettante squadre piemontesi e un percorso netto contro le squadre del nord: 9 su 9. Ecco i numeri vincenti della BpMed.
Eppure le cifre che fanno più sognare il club azzurro sono quelle riguardanti il pubblico, ovvero i 2300 spettatori presenti domenica scorsa al PalaBarbuto; numeri quantomeno da LegaDue e con un sostegno eccezionale alla squadra lungo tutti i 40′. Che a Napoli ci sia del resto una straordinaria voglia di basket alto livello è pacifico e in questo senso confortano le dichiarazioni del presidente Salvatore Calise riguardo la solidità del club: “Vogliamo portare di nuovo la città nel basket che conta e siamo pronti anche a fare il doppio salto verso la A1 se ci sarà la possibilità. Comunque anche la LegaDue sarebbe un eccezionale obiettivo. Per il momento gioiamo per queste vittorie fantastiche che in fondo ci smascherano: ora non possiamo più nasconderci, siamo lì con le altre favorite per il salto di categoria”.
Poi il presidente svela un retroscena: “Prima del match contro Omegna la tensione era alle stelle, allora il nostro coach nella seduta della vigilia ha organizzato una partita di calcetto. Niente basket, insomma, per alleggerire la pressione e divertirsi: una mossa eccezionale. E a questo proposito aggiungo che Musso è l’unico argentino che conosco davero … scarso a giocare a calcio. Per fortuna è un grande sul parquet. E’ uno di quelli che vorrei tenere a Napoli anche in caso di promozione”.
E proprio Musso ha messo ancora la firma alla vittoria con il canestro del 75-74 a 45 secondi dal termine, quando Napoli era sotto di un punto. “E’ stata una gara fantastica, da playoff – dice il giocatore – abbiamo mostrato di cosa siamo capaci”.
L’mvp del match contro la Paffoni Omegna in tandem con Musso è stato Andrea Iannilli. Fino a pochi giorni prima del match la sua caviglia era gonfia come un melone. Poi le cure del medico del club, Nino D’Alicandro, lo hanno rimesto in sesto. Suoi 10 punti, 13 rimbalzi e 6 assist. “Abbiamo preparato la partita nel migliore dei modi, studiando diverse situazioni difensive e offensive. Loro hanno giocato un ottimo match, d’altra parte sono una corazzata costruita per fare il salto di categoria: ma a Fuorigrotta non deve batterci nessuno” commenta il pivot.
Nella sera del trionfo sono poi arrivati anche i complimenti del club piemontese attraverso i suoi dirigenti che hanno pubblicamente dichiarato il proprio plauso al Napoli Basketball: “Abbiamo trovato un’accoglienza e una correttezza straordinaria da parte di società e pubblico. Complimenti davvero e speriamo di poter ricambiare tutto ciò se ci sarà l’occasione”
"La parata su Ibra? E' molto tecnica. Ha fatto in modo che lo svedesse calciasse proprio lì".
Pino Taglialatela, ex portiere del Napoli, parla ai microfoni di Marte Sport Live: "Il Trofeo Viareggio è importante, ha dato e darà la possibilità ai giovani talenti del Napoli di mettersi in mostra. Ricordo ancora Lorenzo Insigne alla Coppa Carnevale, ora secondo me è pronto a giocare al San Paolo. La Primavera si allena con la prima squadra, secondo me è fondamentale. Cavani si è intrattenuito con i portieri della Primavera, è un esempio eccezionale, mi auguro lo facciano anche gli altri. Questo rapporto è decisivo per la crescita dei futuri campioni". Taglialatela si sofferma sulla prestazione di De Sanctis a San Siro: "La parata su Ibra? E' molto tecnica. Ha fatto in modo che lo svedesse calciasse proprio lì".