Un giorno alle stelle, un altro nella polvere. Strana la vita. Un po’ come il calcio: una Domenica sei un campione, quella seguente uno dei tanti. E strani pure i tifosi: una settimana siamo da Champions. Quella dopo fuori dall’Europa. Dopo la sconfitta di Bologna il web di fede azzurra è pieno di commenti come quelli appena citati. I tifosi cominciano a stancarsi, pretendono quel Napoli arrembante che ha risvegliato una nobiltà pallonara troppo a lungo infangata. Rivogliono il condottiero Mazzarri, il saettante Lavezzi, il funambolo di Castellammare, il genietto con la criniera. Ma gli ultimi risultati gettano acqua sul fuoco dei sogni azzurri.
Forse parlare di crisi è prematuro, considerato che il Napoli, oltre che a Bologna, ha perso solo a Udine (e tutti ricordano com’è maturata); ma non v’è dubbio che gli azzurri attraversano una fase delicata, la prima dopo il cambio di allenatore. I numeri parlano chiaro; analizzando le ultime dodici gare, dalla 15a di andata alla 2° di ritorno il Napoli ha conseguito 4 vittorie e due pareggi. Media punti 2,3. Dalla 3a alla 8a di ritorno, 4 pareggi e 2 sconfitte. Media punti 0,6. Questo rallentamento era scritto nella statistica; impensabile per il Napoli (per chiunque) proseguire in quella imperiosa cavalcata che ha portato gli azzurri in piena zona Champions. Quindi niente disfattismo. Tutte le squadre hanno avuto, hanno o avranno un calo. E ora via con le “secciate”…
Il Napoli paga in parte un inevitabile calo atletico, soprattutto nei suoi uomini chiave, e in parte quelle lacune tecnico-tattiche (evidenziate sin dalle prime gare) che stanno diventando sempre più critiche per l’economia del gioco. Mi riferisco alla mancanza di una figura a centrocampo che raggruppi in un sol uomo le qualità di un Pazienza e di un Cigarini. Gli azzurri non hanno un “cervello” in mezzo al campo, visto che Cigarini non ha mostrato, finora, le qualità di cui hanno bisogno gli azzurri, lì dove Gargano è implacabile in copertura, ma la sua imprecisione in fase di costruzione spesso vanifica il lavoro svolto durante la fase difensiva. Questa incapacità a “sfondare” al centro è stata spesso compensata dal gran lavoro sulle fasce svolto da un encomiabile Aronica e da uno strepitoso Maggio. Ma quando questi ultimi rifiatano, ecco allora che la coperta si rivela tremendamente corta. E poi non segniamo, nun facimm’ gol! A riguardo cito una considerazione di Paolo Di Canio. L’ex-azzurro in sostanza ritiene incompatibili Quagliarella e Lavezzi; l’argentino, secondo l’opinionista Mediaset, sfrecciando palla al piede da una zona all’altra del campo, impedisce allo stabiese di attaccare gli spazi, constringendolo spesso ad indietreggiare per poi ripetere “l’affondata” verso l’area, in attesa di ricevere una verticalizzazione che quasi mai gli arriva. Giusto: Quagliarella è devastante se lanciato, o comunque in situazioni “dinamiche”. Spalle alla porta non ha il fisico né i tempi della punta di peso. L’infortunio dell’argentino poi ha ulteriormente complicato le cose, evidenziando un Denis decisivo a partita in corso, ma non letale dal primo minuto. Completando, a mio parere, il quadretto non proprio felice dell’attacco azzurro.
Attualmente gli azzurri sono fuori dall’Europa, ma non bisogna drammatizzare. Son tutte lì, quattro squadre in cinque punti. Basta una vittoria, in contemporanea alla sconfitta di un diretta concorrente, e tutto si rimette in discussione. D’ora in poi diventa fondamentale vincere gli scontri diretti in casa, a partire dalla Fiorentina. Solo le vittorie consentiranno di riacquisire quella incondizionata fiducia nei propri mezzi che era stata l’arma vincente della truppa Mazzarri. E poco male se quest’anno dovesse svanire il quarto posto. Il progetto Champions prevede eventualmente anche l’ingresso dalla porta di servizio, ossia l’Europa League. Non sarebbe un fallimento. Lo sarebbe non andarci, dopo gli investimenti fatti in estate. Ma le considerazioni finali andranno fatte, appunto, alla fine. Ora viviamo tutto d’un fiato, con la passione che ci rende unici, il ciclo terribile Firenze-Milan-Juventus. Siamo il dodicesimo uomo in campo. Anche dal divano…
Mercato Napoli/ L’ex digì Marino conferma la trattativa con la Samp
I giochi per il prossimo calciomercato il Napoli li ha aperti già da un po’ di tempo: il presidente De Laurentiis e il diesse Bigon - su indicazioni dell’allenatore Walter Mazzarri – sono operativi al massimo, soprattutto perché la stagione è piuttosto corta e gli affari bisogna portarli avanti a fari spenti e concluderli in fretta. Proprio per questo Casa Napoli è molto attiva, tanto è vero che lo stato maggiore azzurro ha già individuato parte degli obiettivi da raggiungere e le conseguenti operazioni. Due giocatori su tutti, per dare forza e qualità al centrocampo e alla prima linea per la prossima stagione: Pazzini e Palombo della Sampdoria, con i quali il discorso è stato avviato (come ha confermato Pierpaolo Marino ieri a Radiogoal), così come dell’affare ne stanno parlando i vertici delle due società. Tutto sommato l’operazione è piuttosto semplice, considerando i buoni rapporti tra i due club ed i trasferimenti di Maggio e Campagnaro a Napoli e quello di Mannini in comproprietà alla società blucerchiata. Cos’ha intenzione di fare De Laurentiis? E’ tutto semplice semplice. Alla metà di Mannini da girare interamente alla Samp, il patron azzurro vuole aggiungere Denis e milioni, due colpi con una sola mossa.
Ma c’è un’altra operazione in corso e che potrebbe andare in porto. Finora il patron ha sempre detto che è lui il nuovo digì azzurro, radiomercato però riferisce di un fittissimo rapporto tra De Laurentiis e l’attuale amministratore delegato della Sampdoria, Beppe Marotta, con il quale nei mesi scorsi il presidente del Napoli si sarebbe incontrato più volte. Sarebbe questo il terzo colpo del club azzurro ad effetto immediato. L’ad della società ligure in realtà fu tra i primissimi personaggi che il produttore cercò, dopo aver mandato via Marino da Castelvolturno, allo scopo di affidargli la poltrona di direttore generale, un progetto che a quanto pare è ancora attuale.
Il tecnico agli azzurri: «Dobbiamo tornare a fare quello che ci riusciva prima»
Nulla è perduto. Mazzarri nei panni del pompiere: si rivolge alla piazza, chiarisce e invita alla calma, malgrado la brusca frenata della squadra del cuore. Guai però a parlare di crisi. Per il “Toscanaccio” si tratta soltanto di un momento, di una flessione che non porterà conseguenze sulla strada dell’Europa, un obiettivo che non vuole riconoscere ufficialmente – ed i motivi li spiega – ma che poi sotto sotto in qualche modo ammette e conferma. D’altra parte il patron ha speso una sessantina di milioni di euro e De Laurentiis non vuole restare con le mani in mano: “Attenzione, per me è importante arrivare il più in alto possibile. Premetto però che non ho mai parlato di Europa: quando sono venuto eravamo quattordicesimi con una situazione ambientale incandescente. In queste condizioni come poteva chiedermi una cosa del genere il presidente? De Laurentiis mi disse che dovevo dare una scossa alla squadra che ora ha un’anima e un gioco. Aggiungo che nonostante il momento no siamo settimi e in corsa per l’Europa. Dobbiamo solo fare le cose che ci riuscivano prima”.La flessione degli azzurri il mister la spiega così: “Andiamo in campo senza avere la giusta paura degli avversari mentre il Bologna - ed anche le altre squadre – ci affrontano come se giocassero contro la Juve”, azzurri con presunzione e senza la consueta umiltà: “Stiamo giocando senza la cattiveria di una volta. Ci sentiamo bravi e teniamo la palla”.
Normale il calo, per Mazzarri: “Era da mettere in preventivo. Chi fa calcio sa bene che poteva arrivare. D’altronde nessuno può correre per tutto il campionato. Abbiamo recuperato alla grande ed ora ne paghiamo il prezzo, ma non parliamo di catastrofe”.Niente rivoluzioni, ma un’aggiustatina sì: “Turn-over? Funziona con le coppe e una rosa di 25 giocatori. Ci potrà essere qualche scelta tecnico-tattica, ma non di più. Questa settimana avrò tutti a disposizione e potrò valutare le condizioni di ogni giocatore”, significa che Lavezzi e gli altri “intoccabili” resteranno al loro posto: “Sacchi faceva giocare Baresi anche quando era zoppo…”. Ma come si farà per vincere ancora? “Con un gol in più degli avversari”, e con l’aiuto di… San Gennaro, giusto? “La mia era solo una battuta…”, naturalmente.
Rinaudo confermato in difesa, in attacco si va verso un’altra staffetta
Le mani sull’Europa. Niente turn-over e nessuna rivoluzione, però, per raggiungere il grande traguardo. Ecco perchè Mazzarri va avanti come una schiacciasassi sulla strada da lui tracciata, senza rinnegare nessuno dei giocatori che lo stesso tecnico toscano ha da sempre definito “titolari”. Qualcosina però farà, quasi senza dare nell’occhio, anche perché sarebbe un errore piuttosto grave distruggere gli equilibri all’interno del gruppo: gli eventuali benefici potrebbero essere addirittura costituire il peggiore dei “mali” rispetto a quelli attuali. D’altronde l’Europa è lì, sotto gli occhi di tutti e come ha fatto presente il mister, basterà una riaggiustatina per ridare alla squadra del cuore rabbia, aggressività e voglia di vincere. I candidati alla maglia azzurra nel ruolo da titolare al pronti via nel match di sabato sera contro la Fiorentina, sono in cinque: Cigarini, Denis, Dossena, Zuniga e Rinaudo. Quest’ultimo è l’unico ad avere la certezza di andare in campo, visto che capitan Cannavaro è squalificato, mentre Grava sta recuperando dall’infortunio muscolare. Non ci vuole molto per immaginare che i tre della difesa saranno Campagnaro, Rinaudo per l’appunto e Aronica sul centro-sinistra. Per il centrocampo sta valutando la situazione Mazzarri: il tecnico ha apprezzato l’impegno di Cigarini, nel finale della partita di Bologna e potrebbe utilizzarlo considerando qualche colpo a vuoto degli attuali uomini della zona centrale, Gargano e Pazienza.
Uno dei due potrebbe andare in panchina sabato sera al San Paolo, allo scopo di riprendere fiato dopo le sfrenate galoppate del Napoli in cui hanno messo cuore, polmoni e muscoli senza risparmio. La fascia sinistra: Dossena è arrivato a gennaio, ma finora non è riuscito a dare quello che ci si aspettava da lui. Ecco perché Mazzarri sta pensando di far giocare Zuniga sull’out mancino. Infine l’attacco: Denis (foto) o Quagliarella? L’argentino si propone per il tandem con Lavezzi, Mazzarri però preferisce ancora la staffetta. Cosi pare.
“Pocho e Quaglia sono il massimo, il Napoli con loro in campo tornerà a volare”. Parola del Pampa Roberto Sosa. Se a dirlo è colui che in quattro anni di Napoli ha segnato 28 gol in 114 presenze conquistando due promozioni c’è da giurarci. Lui, Pampa, di bomber se ne intende e soprattutto conosce bene il Pocho Lavezzi avendo giocato con lui nell’ultimo anno d’azzurro: “Quando il Pocho sta bene fa segnare tutti – dice Sosa a Radio Gol - con le sue giocate può fare la differenza, soprattutto quando va sul fondo e mette le palle al centro per l’attaccante chiunque esso sia. Il Pocho deve solo ritrovare la forma migliore perché con lui in campo segnano davvero tutti”.
Sosa poi analizza la flessione del Napoli nelle ultime gare che ora mette in discussione l’accesso in Europa League dopo aver sognato addirittura la Champions League: “Non bisogna dimenticare come è partito il Napoli e come ha ribaltato la stagione da quando è arrivato Mazzarri – aggiunge -. Purtroppo non stanno arrivando i risultati per il Napoli, ma il gioco c’è e lo abbiamo visto nelle gare casalinghe contro il Genoa, l’Inter e la Roma anche se non sono arrivate le vittorie il Napoli avrebbe meritato i tre punti in queste tre gare. Ma nel calcio i risultati sono quelli che comandano, se fossero arrivate le tre vittorie adesso la classifica degli azzurri sarebbe nettamente migliore”.
Pochi dubbi per Sosa anche a riguardo della coppia gol su cui puntare dall’inizio contro la Fiorentina: “Quagliarella e Denis sono andati molto bene quando Lavezzi è stato infortunato, però secondo me la coppia più adatta è senza dubbio Quagliarella Lavezzi, o al massimo Denis-Lavezzi”.
L’ex dg del Napoli sicuro: «Il presidente vuole convincere la Samp a cedergli i due giocatori in cambio di Mannini, Denis e un conguaglio. Questa trattativa è più di un sussurro»
Pierpaolo Marino non è più direttore generale del Napoli da parecchio. Ma, data la sua frequentazione di anni con il presidente Aurelio De Laurentiis e data la sua conoscenza della realtà del club, quando parla del mercato dei partenopei l’ex dirigente azzurro è uno da ascoltare con attenzione. E oggi, dai microfoni di Radio Kiss Kiss, Marino ha lanciato una vera e propria “bomba”: il Napoli insegue Pazzini e Palombo e per convincere la Samp a cedere i due giocatori è pronto a dare in cambio Mannini, Denis e un conguaglio economico.
LA TRATTATIVA - «Questa trattativa è più di un sussurro - dice Marino -. De Laurentiis e Marotta ne hanno già parlato. Alla Sampdoria interesserà riscattare Mannini e in questa trattativa potrebbe entrare anche Denis, che ai blucerchiati piace molto. Il conguaglio per avere Palombo e Pazzini sarà robusto, ma il Napoli ha ancora grossi margini operativi di mercato senza ricorrere a un intervento diretto del proprio azionista di maggioranza».
CONSIGLI - Da esperto del settore, Marino dà poi alcuni consigli alla società che per tanti anni l’ha avuto come dirigente: «Sulla carta le campagne acquisti basate su grandi investimenti sono sempre giudicate con benevolenza - afferma - ma è il campo alla fine a dare il verdetto finale. Se dovessero arrivare Palombo e Pazzini, comunque, bisognerebbe ridisegnare il modulo. Se il Napoli vuole davvero entrare in una politica stabile da Champions League bisognerà avere dei ricambi all’altezza come li hanno le altre squadre. Poi toccherà a Mazzarri utilizzare di volta in volta, a seconda dello stato di forma e degli impegni, la rosa che gli sarà messa a disposizione. Juventus, Roma e Sampdoria, ad esempio, hanno nomi eccellenti anche in panchina, dunque il Napoli, per ambire alla Champions, non può non avere due giocatori forti per ogni ruolo, non una rosa di tredici giocatori e basta. Un giocatore come Datolo, decisivo a Torino contro la Juve, avrebbe potuto essere utilissimo in questa fase del campionato».
LA SMENTITA - «Cruz al Napoli? L’ho scartato quest’estate - puntualizza Marino - non sarebbe venuto con entusiasmo perché la famiglia ha fatto capire chiaramente che avrebbe preferito Roma. Avevamo trattato anche Pandev e Rocchi. Non dimentichiamo comunque che avevamo un grosso punto interrogativo come Lavezzi, che era in rotta con De Laurentiis, dunque avevamo preso Di Natale e Quagliarella. Immaginiamo cosa sarebbe successo se avessimo comprato anche Di Natale, che non arrivò al Napoli solo per problemi personali».
ROSA DA AMPLIARE - «Il Napoli - prosegue l’ex dg azzurro - comunque già è da Champions League, gli stessi opinionisti che fino a una settimana fa dicevano che era da quarto posto, ora si rimangiano tutto, dimenticandosi il valore di questa squadra che sia l’anno scorso che quest’anno ha totalizzato 33 punti nel girone d’andata. L’handicap del Napoli è ancora una volta quello di avere un ventaglio di scelte limitate, ridottosi ancora di più a gennaio. Il Napoli non deve fare sacrifici, deve gestire le competitività dei ruoli, il Napoli deve cambiare modulo anche in corso di partite. Poi se vuoi partecipare all’Europa non si può prescindere da una rosa di almeno 22-23 giocati in competizione».
Il tecnico livornese tranquillizza l'ambiente: «Abbiamo fatto un cammino ben oltre le più rosee aspettative, ora è normale rifiatare. Turn over? Non farò cambi radicali. Non sono preoccupato per gli attaccanti che non segnano, mi basta prendere un gol meno degli avversari»
Flessione sì, crisi no. Walter Mazzarri ci tiene ad utilizzare il termine giusto per spiegare il momento non proprio positivo del suo Napoli, costretto al ko di Bologna che ha aperto qualche crepa nella fantastica cavalcata degli ultimi mesi. «Flessione mi sembra un termine appropriato, decisamente migliore rispetto ad altre parole che sono venute fuori negli ultimi giorni», ha detto il tecnico del Napoli da Castelvolturno. La spiegazione del rallentamento è chiara e onesta: «E' normale che, dopo aver fatto quello che abbiamo fatto in questi mesi, ci potesse essere un calo. Era preventivabile una leggera flessione, non si possono vincere tutte le partite. Nessuna squadra potrebbe tenere un ritmo altissimo per tutta la stagione».
«ABBIAMO FATTO BENISSIMO, UNA FLESSIONE E' NORMALE» - «E' per questo motivo», spiega Mazzarri, «che non mi volevo sbilanciare su certi obiettivi o fare promesse avventate. Io sono arrivato in corsa e questo vuol dire che c'erano dei problemi nella squadra, poi siamo stati bravi a fare un cammino straordinario da subito. Ora è anche naturale rifiatare un attimo. Il Napoli in questi mesi è andato ben oltre le più rosee previsioni».
«IL NAPOLI E' VIVO»- Il tecnico del Napoli sa che dopo un periodo così importante, «la gente si abitua bene ma la realtà è che non si può vincere sempre. Io e il mio staff siamo sereni, la squadra dà sempre il massimo e offre prestazioni più che buone. Lo ha fatto anche nella sfida persa contro il Bologna».
«TURN OVER? NON PENSO» - Ora il Napoli è atteso da un ciclo terribile che si aprirà sabato sera con la sfida al San Paolo contro la Fiorentina, poi il Milan a San Siro e la Juventus in casa. L'ipotesi turn over non è così sbagliata...«Spesso il termine turn over si usa per le squadre che hanno anche l'Europa. E' cominciata da poco la settimana e vedrò chi sarà più in forma. Potrebbero esserci alcuni cambi tattici, di sicuro non farò alcuno stravolgimento».
«DOBBIAMO PRENDERE UN GOL IN MENO DELL'AVVERSARIO» - Al Napoli mancano i gol degli attaccanti ma Mazzari la pensa in un altro modo: «Voglio che il Napoli prenda un gol meno degli avversari. Io guardo la squadra e non chi ha segnato. Il Napoli a Bologna ha perso perchè ha subìto un gol in più degli attaccanti. Io spero che dalla prossima partita si riesca a fare un gol più dell'avversario».
«A VOLTE CI MANCA LA CATTIVERIA» - La preoccupazione di Mazzarri è soprattutto a livello psicologico: «In alcune partite ho come l'impressione che la squadra vada in campo sottovalutando l'avversario, con un approccio da grande squadra. Abbiamo perso quella paura dell'avversario che ci permetteva di essere famelici. Guardate il Bologna: ci temeva e nei primi minuti ha giocato con veemenza, uomo contro uomo. Il Napoli sta giocando bene, con ordine solo che a volte, inconsciamente, un po' per l'ottimo periodo dal quale veniamo e un po' per la stanchezza di alcuni giocatori, ho l'impressione che ci manchi un po' di cattiveria. Purtroppo nel calcio ci sono i momenti postivi e negativi. Il calcio non è una scienza esatta e quando le cose non girano capisci subito che non è il momento opportuno».
Nella crisi dello slovacco c’è il il momento difficile di tutta la squadra. Per rilanciare la squadra Marek dovrà giocare senza assilli
Marek Hamsik ci è rimasto male per il ko di Bologna. Che spiega così: «Abbiamo prevalso nel gioco senza riuscire a segnare più di un gol per evitare la sconfitta. Eppure abbiamo creato tanti pericoli davanti alla porta del Bologna. È stato bravo il loro portiere, Viviano, mio ex compagno di squadra nel Brescia. Ed in un’altra circostanza sono dovuto intervenire sulla nostra linea di porta per salvare la mia squadra da un altro gol. Insomma un pomeriggio che mi ha lasciato tanta delusione. Non avremmo meritato di perdere. Speriamo che sabato contro la Fiorentina si possa tornare alla vittoria».
Hamsik mostra amarezza anche per la nuova posizione del Napoli in classifica: «Siamo scivolati dal quarto al settimo posto. Ed ora siamo a cinque punti dalla zona-Champions, purtroppo». Lo slovacco, insieme con Quagliarella, Lavezzi ed altri compagni non riesce più ad esprimersi come prima. Cosa sta succedendo al ventitreenne di Banska Bystrica, appena eletto miglior calciatore slovacco della passata stagione? Frastornato dalla nascita del primo figlio, Christian? Stressato dai continui impegni con il Napoli e la sua Nazionale? Confuso dai frequenti cambi di ruolo? Un po’ di tutto, forse. Tocca a Mazzarri programmarne il recupero. Ed in settimana già scatterà l’operazione-rilancio di Hamsik ma anche di Quagliarella, Lavezzi, Maggio, Gargano, Dossena ed altri. Il Napoli non può fare a meno dei suoi elementi di spicco.